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Esteri

ARGENTINA/ Così la Corte Suprema decide il futuro della Repubblica

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Le conseguenze di un’azione politica come quella descritta non si limitano unicamente alla crisi, all’inflazione, alla perdita di lavoro, alla mancanza di investimenti, al deterioramento educativo, all’esclusione sociale, alla fame, alla violenza, alla delinquenza, all’impunità, alla corruzione, all’assenza di accesso alla cultura e a tutti i mali sociali che potremmo continuare a elencare, mentre giorno dopo giorno veniamo a conoscenza dei furti dell’erario pubblico che riempiono i buchi del governo come se fosse un groviera e i cui responsabili si rifugiano sotto la protezione del massimo livello dello Stato.

Il degrado delle relazioni politiche (dello Stato con i cittadini, dei poteri dello Stato tra loro) ha come conseguenza inevitabile la frattura della coesione culturale dei cittadini tra di loro: i litigi tra vecchi amici, tra i membri di una stessa famiglia sono tornati ai tempi del manicheismo dell’ideologia imperante, come non succedeva da trenta anni.

Tutto è “K”o “anti-K”, tesi infuocate dal potere in ogni discorso, anche se i media ufficiali presentano sempre Cristina come “la presidente di quaranta milioni di argentini”.

La sentenza della Corte Suprema che si avvicina può essere un punto di inflessione per la situazione istituzionale argentina.

Da come si inclinerà la bilancia, e dai fondamenti con cui magistrati caricheranno uno dei due piatti, dipende la sopravvivenza della Repubblica.

Così semplicemente, così drammaticamente.

In fin dei conti stiamo nella terra della passione che vibra a ritmo di tango

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