BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

SIRIA/ L'esperto: il G8? Una riunione di condominio non risolverà nulla

InfophotoInfophoto

Non è esattamente così. La forza è sempre uno strumento della politica e nessun negoziato può prescindere dalla realtà del terreno. Sarebbe ora che anche noi italiani iniziassimo a familiarizzarci con la grammatica dell’uso della forza e con il modo in cui la forza viene impiegata dalla politica. E’ un’assurdità quella che si legge o si ascolta in tanti commenti, che contrappongono la soluzione politica a quella militare nei conflitti. E' un non senso. Nessun conflitto, infatti, è risolto militarmente. Alla fine occorre che intervenga la politica. Le soluzioni dei conflitti sono quindi sempre politiche, cambiano soltanto le modalità attraverso le quali vengono raggiunte, nel senso che possono occorrere dosi di forza maggiori o minori a seconda dei casi. Le armi, in qualche modo, preparano una soluzione politica, anche se bisogna vedere quale sarà nel caso specifico e quanto tempo ci vorrà per ottenerla. In Bosnia sono stati necessari diversi anni prima che la situazione sul terreno producesse un equilibrio e consentisse alla politica di raggiungere un compromesso accettabile per tutti, quello di Dayton che consente ancora oggi alla Bosnia di vivere in pace.

Qual è il significato politico dell’uccisione del fratello di Nasrallah in Siria?

Si sapeva che Hezbollah aveva speso delle cospicue risorse umane e materiali nella battaglia per Qusayr, il prezzo pagato è stato ancora più alto di quello che si immaginava. Non passa giorno in Libano in cui non siano celebrati funerali per i caduti del partito sciita. Hezbollah è uno degli elementi di forza di cui si è avvalso Assad in questa fase.

Durante il G8 si parlerà anche di Turchia e di altri temi relativi al Medio Oriente?

Quando si incontrano i grandi del pianeta, ci sono certamente occasioni per discutere i temi di maggiore rilevanza internazionale. Ma la soluzione dei problemi più spinosi necessita di tempi lunghi e non si presta ad alcuna improvvisazione. Se si ha presente però come vanno le sedute di condominio in un qualunque palazzo italiano quando si discute delle spese maggiori da affrontare, si possono immaginare più facilmente gli ostacoli e le resistenze che occorre superare in ambito internazionale quando è il gioco l'esito di un conflitto complesso. O la reazione a fatti nuovi come la crisi esplosa in Turchia. I compromessi esigono una lunga preparazione, mentre qui è in atto un'accelerazione degli eventi che non permette di ipotizzare il raggiungimento di alcun accordo rilevante. In questi casi, la diplomazia fa il suo lavoro ed assicura che le vere dimensioni degli screzi siano in qualche modo nascoste. Escono quindi fuori blandi comunicati ecumenici, in cui per mettere tutti d’accordo si afferma che si deplora il ricorso del governo di Ankara alla repressione. A mia memoria non ricordo una sola volta in cui il G8 abbia preso delle decisioni per le quali è passato alla storia.

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.