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DIARIO DALLA TURCHIA/ La protesta immobile fa vacillare Erdogan

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Erdogan (Infophoto)  Erdogan (Infophoto)

La violenza della polizia è stata sotto gli occhi di tutti, con addirittura il lancio di lacrimogeni all’interno degli hotel dove si erano rifugiate delle persone. E testimonianze dirette hanno segnalato che ad Ankara la polizia ha avuto ancora una reazione più dura, con il chiaro intento “punire i manifestanti” e con il lancio di gas lacrimogeni addirittura all’interno delle case. In alcune zone della Turchia gli ordini arrivati alla polizia erano quelli di “sopprimere la protesta con qualunque metodo”.

Questa reazione esagerata delle forze dell’ordine ha avuto dei chiari contraccolpi sul governo Erdogan. Il primo ministro, in carica ormai da tre mandati, non potrebbe più ricandidarsi alle prossime elezioni. Per tale ragione aveva cercato di cambiare la Costituzione e rendere la Turchia un Paese presidenziale e poter quindi essere rieletto non più come primo ministro, ma come presidente con forti poteri. Per fare ciò Erdogan aveva bisogno della maggioranza dei due terzi del Parlamento, che il suo non aveva e per tale ragione aveva cercato l’appoggio dei curdi. Dopo la repressione violenta delle manifestazioni, i curdi hanno tolto questo appoggio ed Erdogan ora è impossibilitato nel compiere la riforma entro l’anno prossimo.

Dopo oltre tre settimane di protesta qualcosa sta cambiando in Turchia. Erdogan ha voluto dividere il proprio Paese, ma la Turchia ha all’interno una doppia anima e forse ha gli anticorpi per eliminare in maniera pacifica questa posizione autoritaria. Questo è quanto stanno dimostrando quelle persone che rimangono immobili in piazza Taksim, sfidando la polizia che li osserva dall’alto di Gezi park.

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