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TERRA SANTA/ Padre Neuhaus: il laicismo antireligioso della società ebraica minaccia tutte le fedi

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In maggior parte, la società israeliana oggi non è più religiosa, è una società laica dove i bambini nelle scuole ricevono sì una educazione molto buona ma per nulla religiosa. Così, per assimilarsi a questa società laica, anche i cristiani ebrei spesso perdono la fede. Ci sono anche delle concause, come l'emigrazione, cristiani ebrei che se ne vanno da Israele, ma è soprattutto l'assimilazione dei nostri cristiani a questa società laica e anti religiosa che ha fatto perdere la fede a molti. 

Invece i rapporti con gli ebrei praticanti, gli ebrei ortodossi, come sono?
Non abbiamo molti contatti con la società ortodossa, le nostre famiglie sono integrate nella parte laica della società e fra laici e ortodossi in Israele non c'è contatto. Questo è un problema, perché nella parte laica della società la religione non interessa, mentre invece nella parte ortodossa non si accetta l'identità cristiana.

Gesù, come sappiamo, era ebreo. Il fatto che scompaiano gli ebrei cristiani, dal punto di vista della fede cosa significa?
Tutta la Chiesa universale è oggi consapevole che questa scomparsa è una perdita. Ma oggi c'è la possibilità di rinnovare le nostre radici ebraiche nell'unica società dove gli ebrei sono una maggioranza, dove la società è definita per cultura e tradizione ebraica, ossia lo stato di Israele. Oggi abbiamo la possibilità di approfondire la comprensione delle nostre radici ebraiche e dell'identità ebraica di Gesù. Lui non è stato ebreo, non è un fatto del passato: Gesù è ebreo sempre. Per comprenderlo bisogna capire l'Antico Testamento e la cultura ebraica della sua epoca.

Però, a causa della tragedia dell'olocausto, in Israele i cristiani vengono avvertiti dagli ebrei un po' come un nemico, un traditore: è così? Ritrovare le comuni radici di ebrei e cristiani può far superare tutto questo?
Assolutamente sì. Una delle sfide maggiori oggi non è solo convivere, ma far ritrovare ai cristiani le radici ebraiche della fede cristiana e convincere gli ebrei che facciamo parte di un patrimonio religioso comune. Questa divisione - che, iniziata dal II al V secolo, è ancora molto forte - ha le sue radici in una identità debole di entrambe le parti: nell'ebraismo che cercava di identificarsi e ritrovare forza dopo la distruzione del tempio e in un cristianesimo che voleva allontanarsi dall'ebraismo. Oggi invece sappiamo come queste due religioni siano collegate: hanno le stesse radici.

Dunque, è necessario ritrovare un percorso comune pur nelle differenze...
In Israele c'è il grande privilegio della coesistenza di una piccolissima minoranza cristiana in una grande maggioranza ebraica in una epoca nuova, dove la Chiesa comprende molto bene l'importanza che la fede ebraica ha per se stessa. Il privilegio di vivere insieme con il tentativo profondo di capire che Gesù è ebreo e chde le radici della nostra fede sono ebraiche, cambia la comprensione della nostra fede nel Dio comune, creatore del cielo e della terra.

Fu Giovanni Paolo II a parlare degli ebrei come "nostri fratelli maggiori". 



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