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Esteri

NOZZE GAY/ 2. Esposito: cosa si nasconde dietro l’"amore" di Obama?

Barack Obama (InfoPhoto)Barack Obama (InfoPhoto)

Ma forse eravamo come la volpe e l’uva: ci eravamo convinti di non averne bisogno perché non potevamo averlo». Ma poi, soprattutto «di fronte a una catastrofe sterminata come l’Aids molti gay si sono rifugiati in stili di vita più conservatori», fino a «diventare coppie e famiglie affiatate». 

Ma c’è un secondo aspetto di questa mutazione antropologica e semantica, ed è che questo esito egualitarista-istituzionale dei diritti individuali si appella in definitiva a motivazioni «naturali» e «religiose», se non addirittura «evangeliche». E questo, paradossalmente, a dispetto dell’aspra polemica ingaggiata contro le presunte basi naturali attribuite tradizionalmente dalle Chiese al solo matrimonio tra un uomo e una donna in vista della procreazione di un terzo. 

Basti rileggere a questo proposito le dichiarazioni del presidente Obama a commento – entusiasta e commosso – della decisione della Corte suprema (cito dal sito della Casa Bianca): «Il nostro popolo ha dichiarato che noi siamo stati creati tutti uguali – e uguale dev’essere anche l’amore con cui ci impegniamo gli uni con gli altri». L’eguaglianza creaturale viene tradotta nella uniformità dell’amore. Ma cosa vuol dire che quest’ultimo dev’essere «uguale» per tutti? Forse nient’altro che la misura dell’amore è il sentimento soggettivo, e dunque l’emozione reciproca, e che questo è del tutto sufficiente a renderlo un’istituzione matrimoniale (e patrimoniale). Come si concludeva il caldo tweet del Presidente fatto circolare contemporaneamente a queste dichiarazioni, love is love, l’amore è quello che è, senza alcun’altra «ragione» che il suo stesso feeling. Il carattere «naturale» del matrimonio gay è dovuto qui al semplice fatto che esso esprime la naturale uguaglianza di tutti gli individui. Tralasciando che, di fatto, la natura degli individui creati dice sì un’uguaglianza in ordine alla dignità e al valore del singolo, ma dentro delle precise e costitutive differenze.

Ma continuiamo ancora con le dichiarazioni presidenziali: «Su un tema delicato come questo, sappiamo che gli americani hanno una vasta gamma di punti di vista sulla base di convinzioni profonde. Perciò è vitale mantenere l’impegno della nostra nazione per la libertà religiosa». Il che vuol dire concretamente che la decisione della Corte «si applica solo ai matrimoni civili» e che questo «non cambia in nulla» il concetto di matrimonio fatto proprio tradizionalmente da queste istituzioni religiose. Insomma, coloro che vogliono attestarsi su una nozione religiosa di matrimonio devono poterlo fare tranquillamente, ma, appunto, questo dipende da opzioni di fede particolari, mentre la nozione standard, direi neutra, dell’istituto matrimoniale è un diritto per tutti, senza alcuna condizione che non sia la volontà di amarsi.