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STRAGE CRISTIANI/ Cervellera: perché gli Usa armano chi li uccide?

Pubblicazione:sabato 29 giugno 2013

Uno scenario di guerra in Siria (Foto: Infophoto) Uno scenario di guerra in Siria (Foto: Infophoto)

Toccare i cristiani paga in termini di audience, perché suscita grande partecipazione nel mondo. Così si fanno più pubblicità. Sanno che se ammazzano un cristiano tutto il mondo ne parla. E in un certo senso è vero. Il problema che lì si continua a decapitare gente da due anni, a rapire centinaia di persone, ad ammazzare bambini. E la comunità internazionale se ne disinteressa bellamente, dopo aver armato i ribelli.

 

Cosa dovrebbe fare?
L’unica voce rimasta è quella del Papa, prima con gli appelli alla pace di Benedetto XVI oggi quelli di Francesco. Alla conferenza di pace devono partecipare tutti i protagonisti della guerra, non solo i siriani, Assad e i suoi oppositori.

 

Chi altri?
Quella guerra è diventata una guerra regionale: ci sono sauditi, qatarioti, iraniani, iracheni, turchi, ecc. Tutti dovrebbero partecipare innanzitutto per dichiarare il cessate il fuoco e poi per stabilire una futura sistemazione dell’area.

 

Gli aiuti alle popolazioni proseguono?
Andare in Siria in questo momento mi sembra difficile. Ci sono Ong che portano aiuti ai profughi siriani in Libano, a quelli che sono in Turchia e in Giordania.

 

I cristiani resistono, non lasciano quella terra.
Che i vescovi siano là, dice del grande amore che la Chiesa ha per quella terra. C’è una grande resistenza di carità: ci sono sacerdoti che danno da mangiare a migliaia di profughi ogni giorno. Aiutano la popolazione a sopravvivere in una situazione che è diventata un caos violento, dove tutti sparano contro tutti.



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