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BRASILE/ La crisi del "gigante" che ha preferito l'Onu all'educazione

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La politica assistenziale funzionale alla creazione di una classe media con una forte configurazione consumista, una politica estera commerciale basata quasi esclusivamente sull'esportazione di materie prime (i cui prezzi sono arrivati ai massimi livelli storici) e chiusa ad una reale concorrenza internazionale stanno provocando tre effetti negativi: 

1. Un sistema infrastrutturale, educativo e sanitario inadeguato; 2. Un altissimo livello del debito delle famiglie (in Brasile si compra tutto a rate, anche le scarpe, con tassi di interesse che chiameremmo di “strozzinaggio”); 3. Una bolla del mercato immobiliare sull'orlo dell'esplosione. 

Queste conseguenze sono anche dovute ad un modello in cui lo sviluppo è indotto da decisioni politiche che hanno promosso l'assistenzialismo e lasciato le nuove generazioni orfane della vita familiare e comunitaria integratrice, affascinate dal nuovo consumismo o ossessionate dal suo desiderio.  

Le politiche di inclusione sociale fini a se stesse e che non promuovono un vero sviluppo della persone non corrispondono al desiderio di pienezza di chi si sente di meritare una vita migliore, allo stesso tempo la qualità di vita urbana è peggiorata in nome di eventi di prestigio internazionale che contribuiscono all'assorbimento degli investimenti che potrebbero essere destinati ai grandi settori al centro delle proteste e manifestazioni di questi giorni: salute, educazione e mobilità urbana.

Le manifestazioni e le proteste sono conseguenza di un modello poilitco-economico che non mette la persona al centro dello sviluppo, in cui lo stato è al servizio della persona, ma in cui è la persona al servizio dello stato. Le politiche di trasferimento di reddito stanno risultando un piccolo palliativo con effetti di breve periodo sul consenso politico e sull'economia del paese, ma nel medio e lungo periodo stanno provocando un ristagnamento del sistema economico (il Brasile oggi cresce poco piú dell'1%) e soprattutto un'insoddisfazione generale originata da una visione dell'uomo che vede lo stato come elemento propulsore dello sviluppo, e lascia al cittadino il ruolo di semplice strumento, snaturando così la sua origine e non prendendo in considerazione il suo desiderio ultimo di felicità. 

Per concludere una citazione tratta sempre dal testo di Havel (scritto nel 1978) che pare scritta per il Brasile di oggi. “Oggi più che mai, la nascita di un modello economico e politico migliore deve prendere le mosse da un più profondo cambiamento esistenziale e morale della società: non è qualcosa che basta concepire e lanciare come il modello di una nuova automobile; se non si tratta solo di una nuova variante del vecchio marasma, è qualcosa che si può configurare solo come espressione di una vita che cambia. Non è detto quindi che  con l’introduzione di un sistema migliore sia garantita automaticamente una vita migliore, al contrario: solo con una vita migliore si può costruire anche un sistema migliore”. 

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