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AFGHANISTAN/ Micalessin: i talebani uccidono i bambini perché la scuola è il loro peggior nemico

Per GIAN MICALESSIN, le scuole sono considerate dai talebani come parte delle istituzioni governative legate all’Occidente e alla Nato i quali, secondo i terroristi, occupano il Paese

Foto Infophoto Foto Infophoto

Ha ucciso nove bambini e ne ha feriti 15 nel nome dell’Islam e del Corano. Un kamikaze è salito su una motocicletta e si è lanciato a tutta velocità contro un posto di blocco della polizia proprio di fianco a una scuola. E’ successo nella provincia di Paktia, a sud-est dell’Afghanistan. Il vero obiettivo del terrorista erano dei militari statunitensi, ma di fatto ad andarci di mezzo sono stati i bambini. Ilsussidiario.net ha intervistato Gian Micalessin, inviato di guerra del Giornale e autore dei libri “Afghanistan ultima trincea. La sfida che non possiamo perdere” e “Afghanistan, solo andata”.

 

Che cosa ne pensa del fatto che dei terroristi giungano a uccidere dei bambini nel nome dell’islam e del Corano?

Dal punto di vista della dottrina islamica non è assolutamente giustificabile uccidere dei bambini, ma non lo è neanche lo stesso attentato suicida. Tutto questo rientra nell’ambito dell’ideologia fanatica dei talebani, il cui obiettivo non è quello di uccidere i bambini, ma di impedire che questi ultimi frequentino le scuole. Le scuole sono considerate parte delle istituzioni governative che sono legate all’Occidente e alla Nato i quali, dal punto di vista dei talebani, occupano il Paese. I fondamentalisti puntano a diffondere il terrore e la paura, impedendo che i bambini ricevano un’educazione, e a trasformare le scuole, pagate con i soldi occidentali, in edifici deserti senza maestri e senza scolari.

 

E’ già successo in passato che dei bambini fossero presi di mira da un attentatore suicida?

E’ già successo, anzi succedeva già prima dei talebani. Nel 1978, prima dell’invasione sovietica, i fondamentalisti ante litteram legati al mujaheddin Gulbuddin Hekmatyar andavano fuori dalle scuole con le pistole cariche di acido e sfregiavano i bambini spruzzandolo sulle loro facce. Ma anche di recente qualcosa di simile è successo nelle stesse zone sotto il controllo italiano. Due anni fa a Bakwa, qualche settimana prima del mio arrivo, il figlio del panettiere locale rimase ucciso da una bomba che lui stesso stava trasportando. E solo un anno fa un ragazzino e una ragazzina in età della pubertà furono bruciati vivi solamente per una relazione amichevole, che per i talebani costituiva una grave trasgressione.

 

Anni fa lei ha scritto il libro Afghanistan ultima trincea: la sfida che non possiamo perdere. Possiamo dire di averla persa?