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DIARIO FRANCIA/ Céline: il problema è l'educazione del popolo, così ho letto don Giussani ai "veuilleurs"

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Parallelamente, essendo l’iniziatore dei “veilleurs” un mio vecchio amico, ho desiderato ardentemente che incontrasse un altro dei miei amici, Silvio, e conoscesse attraverso di lui Cl. Il mio timore era anche che questo grande segno che sono i “veilleurs” potesse essere preso in mano da persone che non lo hanno compreso.

E’ stato un incontro di grande intensità e sono stata afferrata dalla presenza di un Altro. Rendo grazie per essere stata testimone di un simile evento e spero di tutto cuore che questa amicizia diventi sempre più grande. Inoltre, ho avuto l’opportunità di proporre un testo di don Giussani (tratto dal Rischio educativo) davanti alla Sorbona, in occasione della veglia prima della ultima grande manifestazione nazionale. E comincio a citare Carrón durante le mie interviste. Ho la grande speranza di vedere espandersi in Francia il carisma di don Giussani, perché sono profondamente convinta che è di questo che la Francia ha bisogno per rendere consistente e durevole questo desiderio di conoscere la natura dell’uomo.

Da quando mi sono coinvolta in LMPT non smetto di domandarmi se stiamo combattendo la buona battaglia: noi cristiani non dovremmo, piuttosto, mettere tutta la nostra energia al servizio dell’annuncio esplicito di Cristo? Ciò che finora mi ha fatto rimanere è la fedeltà all’impegno di ciascuno, la necessità di non mollare, e la frase di Benedetto XVI che medito regolarmente: “La fede, proprio perché è atto della libertà, esige anche la responsabilità sociale di ciò che si crede”.

Per me, il frutto migliore sono i “veilleurs”: basterebbe che una sola persona si convertisse perché sia valsa la pena di tutto questo. E che dopo le veglie, vi sia chi ritorna alla propria casa con il desiderio di essere uomini e donne in piedi e liberi.

Céline Larmoyer



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