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ATTENTATO BEIRUT/ Fattah: le bombe in Libano sono un monito per l'Egitto

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Dal Libano e dalla Siria all'Egitto il passo è breve: lei come egiziano che speranze ha che la situazione nel suo paese si ricomponga in modo pacifico? 
Come egiziano, al di là mia appartenenza religiosa e politica, mi auguro che la riconciliazione avvenga. Però la strage sotto le mura della caserma delle Guardie repubblicane è una cosa che ci ha addolorati tutti, tutti coloro che hanno un minimo di coscienza nel mondo. Supponiamo anche che sia vera la versione data dall'esercito, e che cioè la gente abbia cercato di attaccare la caserma, la reazione è stata comunque eccessiva, 51 morti sono una macchia per l'esercito. Adesso ci vuole un'inchiesta trasparente, dobbiamo rendere noti i risultati all'opinione pubblica e punire chi è coinvolto in questa strage. 

E la riconciliazione? Ci sarà? 
Dobbiamo farla, dobbiamo fare un compromesso per disinnescare il pericolo che minaccia il nostro paese, e non dobbiamo gettare benzina sul fuoco. Dobbiamo radunare i saggi per trovare una via di uscita, Morsi è stato accusato per non aver fatto una riforma economica, mentre non ha mai ucciso nessuno, come invece aveva fatto Mubarak; e oggi nessuno sa dove si trovi. Ma nonostante tutto questo, sono sicuro che l'Egitto è più grande di ognuno di noi, di ogni parte politica, e ne uscirà in modo giusto e pacifico con l'aiuto di Dio.

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