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EGITTO/ Herzog: un colpo di Stato che "piace" a Israele, ecco perché

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Che cosa ne pensa oggi Israele del nuovo vicepresidente egiziano?

Per gli israeliani oggi tutto ciò non rappresenta più un problema di primaria importanza. Oggi ElBaradei sta assumendo un nuovo ruolo nella politica interna dell’Egitto, e l’opinione pubblica dello Stato ebraico non è preoccupata per le posizioni assunte in passato dal Premio Nobel. Non c’è quindi nessun legame tra il fatto che ElBaradei si sia mostrato debole nei confronti dell’Iran e il suo attuale incarico come vicepresidente.

Fino a che punto quanto sta avvenendo al Cairo coinvolge le principali potenze mediorientali?

Il Qatar è stato uno dei principali finanziatori dei Fratelli musulmani, mentre non è chiaro se l’Arabia Saudita si deciderà o meno a sostenere il nuovo governo egiziano. La situazione economica nel Paese è molto grave, e senza un sostegno proveniente dall’esterno continuerà a soffrire di una grave crisi finanziaria che alimenta a sua volta l’instabilità politica. Né l’Occidente né chiunque altro ha interesse al fatto che l’Egitto vada verso il fallimento.

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La caduta di Morsi può rappresentare l’inizio di una nuova fase per tutti gli Stati interessati dalla Primavera Araba?

Sì. E’ in corso un dibattito per definire se quanto è avvenuto in Egitto sia stato un colpo di Stato o una rivoluzione, e ritengo che da un certo punto di vista entrambe le definizioni siano corrette. La maggior parte degli egiziani sentono che Morsi e i Fratelli musulmani hanno fallito, in quanto le loro politiche non sono state inclusive e hanno dato la priorità ai loro stessi interessi rispetto al bene comune. Questo è il motivo per cui i cittadini si sono ribellati. D’altra parte per i sostenitori di Morsi il presidente non ha avuto il tempo necessario per cambiare le cose. Io ritengo evidente che il Partito Libertà e Giustizia ha fallito nel governare l’Egitto e la grande domanda è chi si accinga a rimpiazzarlo.

Lei che cosa prevede che accadrà?

Se i militari traghetteranno il periodo di transizione verso un processo democratico, con l’elaborazione di una Costituzione equa ed elezioni regolari, il mio giudizio su quanto sta avvenendo sarà positivo. Se al contrario Esercito e partiti liberali approfitteranno della caduta di Morsi per approvare delle leggi altrettanto anti-democratiche, sarà tutta un’altra storia. Gli oppositori dei Fratelli musulmani stanno però dimostrando di essere consapevoli della sfida che li attende, come documenta il fatto che hanno accorciato il tempo per tenere nuove elezioni. Ci dobbiamo però aspettare un periodo di instabilità in Egitto, perché è chiaro che i Fratelli musulmani non resteranno con le mani in mano ma che continueranno a lottare.

(Pietro Vernizzi)

Leggi l'intervista originale su ilsussidiario.net



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