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DIARIO DAL KASHMIR/ 1. Quell'inquietudine che mi ha portato sull'Himalaya

Pubblicazione:domenica 14 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 17 luglio 2013, 10.43

Angelo Villa Angelo Villa

Il campo è formato da container e prefabbricati metallici che servono da uffici, da dormitori, da mensa, da lavanderia. Una piccola palestra, un tavolo da ping pong e un biliardo sono l’area relax. Il campo è separato fra lavoratori e personale tecnico ed è circondato da un reticolato sorvegliato da guardie armate (anche se in modo un po’ approssimativo). Mi è stata assegnata una stanza di 4 m per 2,5: un letto, un bagno, un armadio; quello che serve, niente di più, niente di meno. Il bagno privato è un piccolo lusso: le persone di servizio vivono in camere come la mia, ma senza bagno, e sono in sei su tre letti a castello. D'inverno si entra in camera direttamente e la doccia è fuori. 

Sono previste otto settimane di lavoro e due di riposo, l’orario è dalle 7 alle 19, ma spesso si sfora. Abbiamo una domenica libera ogni due, ma qui siamo a maggioranza musulmana quindi il giorno libero è il venerdì (anche se la domenica si termina un paio di ore prima). Per arrivare in cantiere ci sono 20 minuti d’auto percorrendo, in parte, una strada sterrata e, in parte, la statale che stiamo ammodernando. Di solito, se non ci sono particolari necessità, ci andiamo una volta al giorno.

Qui non c'è molto tempo per pensare ad altro che al lavoro, anche perché la vita si svolge all’interno del campo o in cantiere; non c'è possibilità di raggiungere altro, anche perché senz’auto non si va da nessuna parte. 

Il posto è bello; siamo a 1300 metri sulle montagne del pre–Himalaya che separano la piana di Srinagar, la capitale del Kashmir, dal resto dell’India. Colpisce la diffusione delle case su queste montagne: ovunque c'è un pezzettino di terra da coltivare. A molte di queste case si arriva solo a piedi, camminando lungo sentieri da capre che gli abitanti del posto percorrono con le infradito e con pesanti carichi sulle spalle. Anche il percorso in macchina colpisce per la varietà della vita che si svolge attorno a questa arteria: ci sono quelli che riparano le auto, quelli che vendono albicocche o mais abbrustolito, quelli che si lavano nei fiumiciattoli dove noi (a ragione) non prenderemmo neanche l'acqua per l'orto.

Il cibo è ottimo; nella nostra mensa si mescola un po' di cucina internazionale reinterpreted e un po’ cucina indiana. Personalmente cerco di abituarmi alla seconda, anche perché ho sempre pensato che si deve mangiare come le persone con cui vivi; con il cuoco però stiamo organizzando una cena a base di spaghetti alla carbonara: io ci metto gli spaghetti e il parmigiano, lui è dispiaciuto di non avere il maiale ma gli ho detto che possiamo provare con la parte grassa dell’agnello. 


(Angelo Villa)

1 - continua



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