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Esteri

DIARIO DAL KASHMIR/ 3. Anche in vetta all’Himalaya non si è mai soli

ANGELO VILLA racconta l’incontro nel Kashmir con il parroco che vive circondato dal tempio della montagna e l’avventura di lavorare al calcolo delle gallerie in alta quota sull’Himalaya

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Nella seconda domenica senza messa, il 30 giugno, nel tempio della montagna di fronte a me leggo le letture. Questa è la preghiera iniziale. Ogni tanto ce ne sono di meravigliose: “Signore, tu ci hai dato il bel nome di cristiani, che significa che noi siamo di Cristo, che noi viviamo per lui e in lui. Il nostro cammino di conversione è lungo e pieno di lotte, di combattimenti che non sappiamo sempre condurre bene perché siamo ancora troppo attaccati a noi stessi. Allarga i nostri cuori affinché aspiriamo a trovare la nostra felicità unicamente in te. Guarda ancora, in questo giorno, il profondo desiderio del nostro cuore, rivolto a te, e liberalo da ogni schiavitù per renderlo libero in te”.

Nel pomeriggio esco per andare nella mia stanza e invece mi fermo a parlare con un impiegato indiano che lavora a pochi metri da me. Mi chiede in un inglese improbabile se ci sono ‘worship’ (almeno capisco così), poi capisco che parla di chiese. Dice che oggi sua moglie l’ha chiamato 10 volte per sapere se era andato a messa, e lui a spiegarle che qui non ci sono chiese, che la domenica si lavora come gli altri giorni. Mi dice che venendo da Jammu a qui non ho visto neanche una chiesa, mentre al suo paese, nel sud, ce ne sono tante. Ma poi mi ha detto che non importa, perché anche la sua stanza può essere una chiesa. Gli ho risposto che stamattina, leggendo la liturgia domenicale davanti alla montagna, ho pensato che tutto quello che avevo di fronte era la mia cattedrale. Gli ho raccontato che sono in contatto con il vescovo, che mi ha detto che a Udhampur c’è una chiesa e il parroco è tornato da poco.

Rientro in ufficio pieno di commozione per la gioia che ho visto in questa persona che ha scoperto, in un ambiente agnostico, un volto che appartiene alla stessa storia, misteriosamente. Anche a lui mando la foto fatta al Papa. Nel frattempo mi scrive un sms (come i ragazzini) il segretario del vescovo e mi manda i numeri del parroco di Udhampur. Venerdì 5 luglio, alle 10 del mattino, si parte in direzione sud. Mi fermo nell’altro cantiere per qualche ora, poi verso le due del pomeriggio salgo in macchina, ovviamente con l’autista, verso Udamphur, la capitale della provincia dove stiamo per incontrare il parroco. Arriviamo verso le 15,30. Passo il telefono all’autista per farsi spiegare il posto ma l’autista parla hindi e solo qualche parola di inglese.


COMMENTI
16/07/2013 - Comunione anche dall'Himalaya. (claudia mazzola)

Che storie meravigliose, fan bene all'anima! Non so se qualcuno ha notato che quando si sente raccontare così, è come se all'improvviso si "sentisse" di avere un cuore nel petto. Quasi come se prima non ci fosse, e poi, ad un certo punto, ci si scopre dentro un dolce peso che pompa e batte. Grazie!