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KAZAKHSTAN/ I "segreti" della nostra sconfitta

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Nursultan Nazarbayev (InfoPhoto)  Nursultan Nazarbayev (InfoPhoto)

La polizia locale fa fuoco e un numero imprecisato di manifestanti viene ucciso. Ne segue una rivolta su scala nazionale che termina, anch’essa, nel sangue. Il Kazakhstan è dunque un Paese a due velocità e, va detto, l’Italia per una volta era stata fra i primi a premiarne gli intenti democratici e a riconoscerne la sovranità nel 1991. Fino a diventarne il secondo partner commerciale verso la metà degli anni duemila.

Emma Bonino, nel 2007 ministro per il Commercio internazionale, incontra, insieme all’allora presidente del Consiglio Romano Prodi e una delegazione di 200 imprenditori italiani guidata da Luca Cordero di Montezemolo, il presidente Nazarbayev. L’incontro conferma gli ottimi rapporti commerciali e l’Italia promette di aiutare la candidatura del Paese dell’Asia centrale a membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Non una parola sulle crescenti restrizioni che porteranno, nel 2012, Reporter Senza Frontiere a dichiarare che la pluralità d’informazione in Kazakhstan è ormai a rischio d’estinzione.

Il modus operandi italiano riflette dunque una politica di convenienza che, se da un lato è comune alla maggior parte delle democrazie occidentali (basti pensare ai rapporti conflittuali tra Usa e Pakistan, ad esempio), dall’altro ha l’indubbio potere di smascherare la pochezza sistemica che è propria di contesti in cui la contingenza prende il sopravvento sulla lungimiranza. La reazione scomposta degli esponenti politici italiani segue dunque un copione già collaudato pochi mesi fa nell’ambito del pasticcio legato alla situazione dei marò in India. La totale mancanza di una dottrina, o anche solo di una strategia internazionale, collegata a una situazione politica interna costantemente precaria, non consente il mantenimento di un piano conforme di risposte a situazioni imprevedibili come quelle citate. Con buona pace di Gene Sharp e della consapevolezza del fatto che i regimi totalitari vanno rimossi solo se sufficientemente deboli. Con gli altri è meglio fare affari.

 

(Alex Franquelli)



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