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DATAGATE/ 2. Olimpio (Corriere): ora un "nuovo patto" con gli Usa

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Anche l’Italia si unisce al coro di proteste alzatosi nelle ultime ore nei confronti dell’amministrazione Obama per il datagate europeo. Pur dicendosi “sorpreso” di quanto accaduto, il ministro della Difesa Mario Mauro ha fatto sapere che "i rapporti tra Italia e Usa sarebbero compromessi" se quanto emerso venisse confermato. "Se siamo alleati – ha detto Mauro durante un videoforum su Repubblica Tv - se siamo amici non è accettabile che qualcuno all'interno di questo rapporto si comporti come una volta faceva l'Unione Sovietica con i suoi paesi satelliti". Anche il ministro degli Esteri Emma Bonino ha comunicato di aver richiesto “i necessari chiarimenti” sulla presunta attività di spionaggio che la National Security Agency avrebbe esercitato nei confronti di diplomatici europei. Dopo le forti critiche provenienti anche da Francia e Germania, Barack Obama è stato costretto a intervenire: “Forniremo agli alleati europei tutte le informazioni che vogliono riguardo alle accuse di spionaggio", ha detto il presidente Usa, ricordando però che “tutti i servizi, compresi quelli europei, cercano di capire quello che succede nelle capitali del mondo attraverso fonti non giornalistiche. Perché proprio a questo servono i servizi di intelligence". Abbiamo fatto il punto della situazione con Guido Olimpio, inviato speciale negli Stati Uniti per il Corriere della Sera.

Quanto è rimasto sorpreso dall’esplosione del caso datagate?

Lo spionaggio c'è sempre stato e sempre ci sarà, anche tra Paesi alleati, quindi non sono poi così sorpreso. C'è però un elemento di novità che stupisce, cioè l’ampiezza e l’estensione dell’attività messa in atto dalla Nsa nei confronti degli alleati.

Come mai è fuori dal comune?

Innanzitutto si tratta di una raccolta di dati veramente massiccia, finalizzata non solo ad avere determinati elementi su una persona o un Paese, ma anche ad accumulare informazioni che probabilmente torneranno utili solo tra qualche anno. Questo ci fa comprendere ancor di più quanto siano grandi e potenti le capacità tecnologiche degli americani.

Quali crede siano i maggiori obiettivi di tale controllo, anche nei confronti degli alleati?

La prima esigenza è ovviamente quella legata alla sicurezza, quindi per individuare nemici, avversari, terroristi e spie straniere. Detto questo, bisogna sottolineare che anche i Paesi alleati sono spesso rivali, per esempio nel campo economico, quindi vengono acquisite maggiori informazioni per avere la meglio su un grande appalto, su un particolare progetto o comunque su qualcosa di ambito. Data la facilità di raccolta di questi dati, inoltre, c’è la volontà di immagazzinarne quanto il più possibile: ecco allora che eventuali "pepite d’oro" finiscono in un mare di pietre senza alcun valore.

Come giudica le reazioni europee?

Reazioni di questo tipo nei confronti degli Stati Uniti sono comprensibili, ma è necessario distinguere tra le frasi e i fatti. E’ ovvio che in questo momento i Paesi membri facciano la voce grossa, ma ritengo che non ci siano grandi spazi per poter fare di più, almeno per il momento.

Cosa potrebbe avvenire invece in futuro?



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