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CINA/ Sisci (da Pechino): un attentato "figlio" dell'Occidente

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Il governo sta cercando da un lato di promuovere cambiamenti quali l’urbanizzazione e l’"occidentalizzazione", rivelandosi quindi molto progressista. Queste trasformazioni comportano però delle nuove divisioni sociali che non si erano viste in Cina negli ultimi 30-40 anni. Nello stesso tempo il governo sta cercando di limitare gli effetti dei cambiamenti sociali più urticanti. Si tratta però di un’operazione molto difficile, al di là del successo o dei fallimenti delle singole politiche. E’ una sfida enorme, si tratta di una trasformazione molto veloce, di vasta portata e che produce un impatto su una popolazione gigantesca pari a 1 miliardo e 400 milioni di persone.

 

I media hanno riportato liberamente quanto è avvenuto all’aeroporto o hanno cercato di censurarlo?

Le notizie sono state diffuse liberamente e all’istante dal notiziario cinese.

 

Ci sono precedenti di attentati come questo?

Quello di ieri è il primo attentato in un aeroporto. La Cina ha però una tradizione di attentatori kamikaze negli autobus, per i motivi più disparati. La causa più frequente è quella passionale: in molti si fanno esplodere pubblicamente per essere stati lasciati dalla fidanzata. Spesso ciò avviene di fronte alla stessa ragazza o al rivale in amore. Questi precedenti inducono a non escludere che anche in questo caso la motivazione possa essere non politica ma personale, anche perché l’attentatore non appartiene a una minoranza né è uno studente, ma piuttosto un uomo in età da matrimonio. 

 

Che cosa ne pensa invece dell’ipotesi che l’uomo volesse protestare per dei presunti maltrattamenti da parte della polizia locale?

Anche in questo caso non sarebbe la prima volta che in Cina una persona si fa esplodere come gesto di protesta estremo per maltrattamenti subiti. Dopo l’ingiustizia commessa dalla polizia locale, l’uomo avrebbe cercato una rivalsa suicidandosi. Anche questo fa parte delle tradizioni cinesi, e rientra in un tentativo di far valere le proprie ragioni di fronte alle autorità nazionali.

 

(Pietro Vernizzi)



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