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DIETRO LE QUINTE/ Sapelli: ecco la "vera" partita sul Kazakistan

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Emma Bonino (InfoPhoto)  Emma Bonino (InfoPhoto)

Impedire il propagarsi delle primavere arabe in quella zona. Perché se prende fuoco quell’area, è il mondo che prende fuoco.

 

Cosa doveva fare la signora?

Doveva rivolgersi alle autorità e chiedere asilo politico. Ma qui c’è un problema gravissimo.

 

Quale problema?

Riguarda Emma Bonino. Il ministro degli Esteri doveva convocare subito l’ambasciatore kazako alla Farnesina per chiedergli conto come mai invece di rivolgersi a lei si è rivolto a un capo della Polizia. È anche un problema di stile. Ma lo stile è come il coraggio: parafrasando Manzoni, si potrebbe dire che chi non ce l’ha non se lo può dare. Credo che fare bene il ministro degli Esteri dopo Colombo e Andreotti sia molto difficile.

 

Cosa avrebbero fatto in una circostanza del genere?

Esattamente quello che le ho detto: avrebbero immediatamente convocato l’ambasciatore e l’avrebbero costretto a presentare le scuse. Invece, dalla Farnesina neanche una parola: davvero imbarazzante. Un ambasciatore che si comporta in quel modo, e tu non lo richiami, è un fatto unico nella storia della diplomazia mondiale. Invece come italiani abbiamo dovuto subire anche quest’onta, abbiamo anche questo primato. Non è successo niente neanche in Parlamento.

 

Cosa avrebbe dovuto fare il Parlamento?

Non c’è stato nessuno che abbia convocato la Bonino. E dire che lì abbiamo persone di prim’ordine, come Marta Dassù, che è una studiosa, ma è viceministro e non può certo prendere iniziativa lei.

 

Ce l’hanno tutti con Alfano…

Veramente è tutto strumentale. Ce l’hanno con Alfano perché è amico di Berlusconi. E la Bonino? 



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