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ISLAM/ L'Egitto, gli errori di Morsi e la "tentazione" sunnita

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Non è l’islam in quanto tale, ma un certo modo d’intenderlo ad essere incompatibile con la democrazia, il cui contrario non è però automaticamente la teocrazia (come si ostinano a dire troppi improvvisati esperti): il vero rischio per l’islam sunnita è quello del cesaropapismo, ossia l’uso strumentale della religione da parte delle istituzioni, che ha avuto un’impennata proprio con la nascita degli Stati nazionali moderni e ha danneggiato sia la fede che la politica portando progressivamente al disastro attuale. Le premesse per una nuova fase che si lasci alle spalle ormai datate contrapposizioni non mancano, anche se la crisi economica mondiale non gioca certo a favore.

Anche l'Italia del secondo dopoguerra era esausta e sull'orlo di una guerra civile: un'ottima costituzione il più ampiamente condivisa e il boom economico dei decenni successivi ci hanno consentito di voltar pagina e nuove forze politiche come la Dc hanno saputo interpretare l'identità cattolica italiana in modo compatibile con la modernizzazione dello Stato. Il muro contro muro che troppi fomentano nei paesi arabi da poco risvegliati allontanano questa prospettiva a danno di tutti, e in particolare chi scherza col fuoco del settarismo (sunniti vs. sciiti, musulmani vs. cristiani ecc.) farneticando di un nuovo Medio oriente ridisegnato lungo faglie confessionali e comunitariste si assume responsabilità che non esiterei a definire "criminali".

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