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Esteri

GMG RIO 2013/ Le "sfide" del Papa tra Brasile e Argentina

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Uno dei leit motiv che hanno accompagnato la politica kirchnerista di questi anni è stato il portare la bandiera dei diritti umani, anzi di farsene i monopolisti nella storia argentina: peccato che si è scoperto che i diritti umani non valgono per le popolazioni indigene, come ad esempio i Qom e i Mapuche, oppressi da regimi regionali appoggiati apertamente dal Governo di Buenos Aires che li stanno distruggendo in cambio dello sfruttamento minerario operato da multinazionali che non vanno troppo per il sottile nell’uso di agenti chimici che hanno fatto incrementare le malattie proprio in queste etnie che ne sono risultate colpite, quando non dai manganelli o dalle pallottole delle polizie locali che in molti casi li hanno uccisi.

Ma un fatto ancora più eclatante è accaduto a Buenos Aires in questi giorni: la nomina a capo dell’Esercito del generale Milani. Nulla di strano se non fosse che il militare in questione è stato uno dei più feroci repressori della decada militare a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, proprio quel regime che il kirchnerismo ha sempre detto di aver combattuto, anche se poi si è capito solo con la distorsione mediatica dei ruoli della coppia presidenziale in quegli anni. Chissà che faccia faranno Hebe de Bonafini (la Presidente delle Madri di plaza de Mayo che adesso è diventata una fervente devota del cattolicesimo dopo aver usato espressioni di una gravità inaudita all’elezione di Bergoglio) ed Estela de Carlotto, la Presidente delle nonne di Plaza de Mayo....Milani è citato addirittura nel “Nunca mas”, la relazione sulle torture dei militari durante il regime, per fatti avvenuti a Tucuman, dove operava.

I guai, però, si sa, non vengono mai soli ed ecco che scoppia il caso Jaime: l’ex ministro dei Trasporti implicato non solo nella strage avvenuta nell’incidente ferroviario della stazione Once due anni fa, ma pure in un caso di acquisto di aerei Embraer da parte della Compagnia di Stato Aerolineas Argentinas. Il giudice Binadio, dopo aver effettuato le indagini, ne ha disposto l’arresto, ma l’ex Ministro era già uccel di bosco in Brasile.

Altro cardine del kirchnerismo è stata la nazionalizzazione delle imprese, specie di quelle energetiche. In particolare, il fiore all’occhiello è stata la rinazionalizzazione della petrolifera YPF, che è stata espropriata ai legittimi proprietari della Spagnola Repsol che l’avevano acquisita in modo non del tutto lecito durante l’arco della Presidenza Menem negli anni Novanta. Festa grande per la mossa, che è stata gridata ai quattro venti come la riappropriazione del patrimonio energetico del Paese. Piccolo particolare: si è scoperto che YPF era, credo, l’unica impresa petrolifera in perdita perché Repsol, prevedendo la mossa del Governo kirchnerista, aveva smesso da anni di effettuare ricerche sul territorio e quindi allo Stato sono mancati i fondi per poterle effettuare, dato l’altissimo costo che comporta il mantenimento dell’apparato statale che soffoca come una piovra l’economia argentina. Et voilà, ecco che in questi giorni è stato firmato un contratto con l’americana Chevron che permetterà a quest’ultima di fare sì investimenti per la ricerca nel Paese, ma pure, contravvenendo alle leggi valutarie, di esportare i suoi guadagni in dollari....