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GMG RIO 2013/ Le "sfide" del Papa tra Brasile e Argentina

La Giornata mondiale della Gioventù 2013 porta papa Francesco in Brasile, Paese vicino alla sua Argentina, ancora in crisi di democrazia. Il commento di ARTURO ILLIA 

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

La Giornata mondiale della Gioventù 2013 porta papa Francesco in Brasile, Paese che, sebbene appartenente al Continente da cui proviene, non costituisce certo per un argentino come lui una nazione totalmente amica. È nota infatti la diatriba che da lustri divide le due popolazioni che, se non in cagnesco, non si guardano certo con simpatia. Ma forse l’ex cardinale Bergoglio vuole sfatare anche questo tabù, sebbene di relativa importanza. Il problema è che il Brasile costituisce la nazione più cattolica dell’America Latina, ma anche quella dove il cattolicesimo, pur se storicamente radicato come in tutto il continente sudamericano, ha perso più fedeli a scapito di una serie incalcolabile di chiese non riconosciute da Roma che hanno eroso in questi ultimi anni circa il 30% dei fedeli.

E qui emergono le contraddizioni di una nazione che ha vissuto un boom che l’ha portata a essere una delle più forti economie della Terra, ma a scapito di disuguaglianze sociali che hanno recentemente provocato le proteste e i disordini contro un’altra religione brasiliana, la più diffusa, quella del football. Ed è un segnale veramente molto forte di cui l’attuale Presidente Dilma Rousseff non può non tener conto; e difatti la visita papale viene a costituire per il suo Governo un’occasione grandissima di cui approfittare, contando non solo sul carisma ma anche sull’umanità di Francesco, un Papa che sta inesorabilmente, anche se lentamente, cambiando la Chiesa cattolica.

Il primo mandatario brasiliano si è mostrata, come tutti i leader dei paesi latinoamericani (con la sola eccezione dell’Argentina dalla quale proviene) entusiasta dell’elezione di Bergoglio, fatto che mette sotto i riflettori un Continente troppo spesso dimenticato dai mass media, ma che ha anche un rovescio della medaglia nel dare il giusto peso alle notizie che provengono da lì, spesso mettendo sotto la lente d’ingrandimento gli eventi.

Nazione dalle grandi contraddizioni quindi, il cui accentuarsi ha costituito un formidabile terreno di popolarità per altre confessioni che spesso mietono proseliti sulla disperazione di masse a cui il progresso ha tolto o peggiorato elementi basici come l’assistenza sanitaria e l’istruzione: Rousseff ha promesso di intervenire e si ha la ragione di credere che proprio la visita papale sarà il primo appuntamento mediatico da usare per dare risalto agli sforzi del suo Governo tesi a trovare una soluzione urgente ai problemi. Visita papale quindi come elemento positivo per la nazione “carioca”, ma che rischia di essere l’ennesima finestra mediatica negativa per l’Argentina e la sua Presidente Cristina Fernandez de Kirchner.

Inizialmente Francesco doveva fare tappa anche a Buenos Aires, ma l’imminenza delle elezioni per la composizione di Camera e Senato in programma a ottobre gli hanno consigliato di non andare: ma non credo che il Papa si asterrà totalmente dall’interesse verso la sua patria nativa. Difatti è in programma un incontro che si pensa avverrà al sambodromo di Rio de Janeiro con gli argentini che presenzieranno alle celebrazioni della Giornata Mondiale della Gioventù. Purtroppo questo è un ennesimo brutto momento per l’Argentina, afflitta da una inflazione vieppiù galoppante, con il prezzo del pane che è salito del 300% rispetto allo scorso anno, ma non solo: il kircherismo è riuscito pure in due mosse a smentire i cardini della sua ideologia basata sul martellamento ideologico che si è trasformato in un boomerang da far invidia agli australiani.