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Esteri

ISRAELE-PALESTINA/ Sui nuovi negoziati l'ombra del fallimento

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Tutto dipenderà dall’atteggiamento con cui le due parti in causa arriveranno al momento di discutere il futuro di Gerusalemme. Se israeliani e palestinesi troveranno la forza per affrontare questo tema in modo diverso i colloqui avranno successo, altrimenti saranno condannati a un nuovo fallimento.

 

Perché per i palestinesi Gerusalemme è fondamentale?

Sulla posizione palestinese pesa il fatto che, per il mondo arabo e musulmano, Gerusalemme è una città con una valenza tale da rendere inaccettabile che rimanga sotto l’esclusivo controllo ebraico. E’ il contraltare di quanto afferma Netanyahu, e questa convinzione esula dalla stessa questione nazionale palestinese. Riguarda piuttosto l’importanza storica, culturale e religiosa che ha Gerusalemme per il mondo arabo.

 

Che cosa ne pensa del rapporto reso noto dalla Reuters, secondo cui Israele sarebbe pronto a siglare la pace sui confini precedenti al 1967?

Il problema è che Israele negli ultimi 20 anni ha costruito un sistema di colonie al di là dei confini del ’67 ed è molto difficile definire il futuro di questi insediamenti nei quali vivono centinaia di migliaia di persone. Solo 200mila si trovano nei quartieri arabi di Gerusalemme, più di 300mila nel resto della Cisgiordania. Per gli israeliani definire i confini sulla base della situazione precedente al 1967 significa quindi che le tre grandi colonie, quelle di Ariel, Ma'ale Adumim e Gush Etzion, dovrebbero essere inglobate all’interno dello Stato ebraico, nonostante queste ultime si protendano come tre “dita” nel territorio palestinese.

 

Si tratta di una soluzione accettabile per i palestinesi?

Se questo si verificasse ci sarebbe un problema enorme per il futuro Stato palestinese, che diventerebbe un territorio a macchia di leopardo. La proposta israeliana fatta ventilare in questo periodo è che alcune colonie potrebbero lasciare la Cisgiordania, anche se si tratta di una soluzione che non riguarderebbe questi tre grandi blocchi. C’è quindi chi propone che gli abitanti israeliani di queste colonie possano rimanere nei territori palestinesi come cittadini stranieri.

 

(Pietro Vernizzi)

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