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Esteri

MEDIO ORIENTE/ Frattini: le rivoluzioni fallite? Ora serve una Nato più "italiana"

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Indubbiamente. Il sistema si era degradato verso un islamismo sempre più radicale. La Fratellanza si è trovata a fronteggiare i salafati sul terreno dell’affermazione e dell’applicazione della Sharia, cercando di dimostrare di non essere indietro neppure di un millimetro. L’esperienza Morsi ha sancito il fallimento dell’islam politico. Molti speravano che costruisse un ordinamento civile, svincolato, cioè, da quello teocratico. Così non è stato. Come, d’altra parte, è rimasta inevasa la promessa di coinvolgere nel processo di rinascita del Paese i cristiani copti, che in Egitto sono milioni. Anzi, le violenze nei loro confronti sono continuate, complice la “distrazione” delle forze di sicurezza che avrebbero dovuto proteggerli. Il flusso da e verso la Striscia di Gaza, infine, è drasticamente aumentato. In conclusione, i Fratelli musulmani hanno preso il potere legittimamente, ma non sono stati in grado di governare.

 

Di fronte a un tale scenario, che atteggiamento dovrebbero assumere l’Europa e l’Occidente?

Finora ci siamo limitati a fornire aiuti economici e un generico sostegno politico, mentre l’Fmi ha offerto un negoziato per gli aiuti che è stato addirittura rifiutato. L’Egitto, infatti, ha ritenuto le clausole in esso contenute (come l'imposizione della disponibilità a subire le ispezioni internazionali in qualunque momento l’Occidente lo ritenesse opportuno) lesive della propria dignità. Da questo punto di vista, è stato molto più incisivo Erdogan, che ha invitato l’Egitto ad applicare un modello di islam moderato simile a quello turco. L’Occidente, quindi, avrebbe potuto moltiplicare l’invio di messaggi di questo genere, affermando, per esempio: “vogliamo un Egitto più vicino ad Ankara che a Teheran". Contestualmente, dovremo modificare il nostro classico modo di intendere i rapporti. Ovvero: Paese ricco donatore-Paese povero.

 

In altri termini?

Dovremmo richiedere un partenariato politico che attenuti l’attuale regime dei visti e consenta una maggiore circolazione delle persone (studenti, imprenditori o ricercatori, soprattutto). Come è auspicabile la sottoscrizione di accordi di libera circolazione dei beni. Dovremmo, cioè, implementare quelle azioni che intrapresi da commissario europeo nei confronti dei Paesi balcanici.

 

La partnership non dovrebbe essere subordinata al rispetto dei diritti umani?

Certo. Ma anch'essi devono esser inseriti nel quadro di un accordo politico. Non possiamo dimenticare che pure gli altri Paesi hanno un’opinione pubblica, e che questa non potrà mai accettare un documento scritto a Bruxelles su cosa siano i diritti umani. Sulla libertà religiosa o sulla parità tra uomo e donna, per esempio, sarà necessario aprire un confronto tenendo conto del fatto che l’Egitto o altri Paesi hanno un orgoglio nazionale che va rispettato.

 

Cosa sta accadendo invece in Tunisia?


COMMENTI
27/07/2013 - Credibili (Alberto Consorteria)

Frattini, la fiducia si conquista coi fatti. Se si vuole spostare l'attenzione NATO sul Mediterraneo ci vuole un leader. E il leader naturale è l'Italia. Il nostro Governo è fermo in politica estera. Letta parla di bilancio, di Italia e di congressi. I nostri giornali non aprono mai con pagine approfondite degli esteri: continuiamo a parlarci addosso su Ruby, Pd e chiacchiericcio televisivo-demenzial-politico. Terzo, la vicenda grottesca dei Marò, la grazia ad un condannato per la vicenda Abu Omar e la mancata estradizione da Panama di un altro, e la vicenda kazaka mostrano che di raccomandazione in raccomandazione Roma ormai è popolata di ambiziosi inetti. Pensano alla poltroncina burocratica, ma di avere una posizione internazionale non sanno nemmeno che significhi. Di che ci stupiamo? Che la NATO non sia mediterranea? Cominciamo a esserlo almeno noi... magari essendo un po' credibili.