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MEDIO ORIENTE/ Frattini: le rivoluzioni fallite? Ora serve una Nato più "italiana"

Secondo FRANCO FRATTINI (Pdl) dovremo modificare i nostri rapporti con le aree critiche del mondo instaurando partnership strategiche e coinvolgendo la Nato nel ruolo di ricostruzione

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Dopo esser stato deposto, Morsi è stato arrestato. Peraltro, con un’accusa gravissima: avrebbe preso contatto con Hamas per compiere «atti ostili» in territorio egiziano, come l'assalto a prigioni e commissariati, l’evasione di detenuti o la distruzione del penitenziario di Wadi el Natroun, da cui Morsi stesso, allora imprigionato, fuggì in seguito alla rivoluzione di due anni fa. L’episodio contribuisce e rendere la situazione incandescente. Tanto più che, nella non distante Tunisia, è stato appena ucciso il leader dell’opposizione laica, Mohamed Brahm. E si tratta del secondo leader dell’opposizione freddato nel corso di sei mesi. In mezzo, infine, c’è la Libia, dove tutto può dirsi salvo che il clima si sia finalmente rasserenato. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Franco Frattini, già ministro degli Esteri e candidato dell’Italia alla segreteria generale della Nato.


Cosa ne pensa dell’arresto di Morsi?

Le accuse, in una situazione così complicata, non vanno prese per oro colato. Potrebbero rappresentare, semplicemente, la giustificazione a posteriori per la sua deposizione. Se, in ogni caso, fossero vere, saremmo di fronte a circostanze estremamente gravi: significherebbe che la Striscia di Gaza è diventata un’area di libera circolazione delle forze terroristiche, mentre i Fratelli musulmani operano in continuità con Hamas. Il contrario di quanto Morsi aveva lasciato intendere, confermando gli accordi con Israele, e ribadendo la necessità di favorire il processo di pace.

In ogni caso, che effetti potrebbe sortire?

Si tratta di benzina sul fuoco. Siamo alla vigilia di 48 ore delicatissime, perché sia i ribelli che i Fratelli musulmani hanno invitato i propri seguaci a scendere in piazza. Diffondere segnali di questo tipo rischia di dar luogo a prove di forza che vanno scongiurate.

La situazione potrebbe deflagrare in un’islamizzazione radicale del Paese?

Il rischio c’è e, del resto, è quanto paventa l’ala più dialogante dei Fratelli musulmani. Affermando, cioè, che l’arresto e la deposizione di Morsi consegnano la bandiera della rivoluzione islamica nelle mani dei salafiti, espressione dell’islam radicale.

A questo punto, cosa dovrebbe fare l’esercito?

Integrare i Fratelli musulmani nel nuovo processo di ricostruzione istituzionale. Lasciarli fuori li indebolirebbe a tal punto da giustificare un forte sostegno ai salafiti.

Non crede che già con Morsi la situazione, rispetto al precedente regime, fosse peggiorata?


COMMENTI
27/07/2013 - Credibili (Alberto Consorteria)

Frattini, la fiducia si conquista coi fatti. Se si vuole spostare l'attenzione NATO sul Mediterraneo ci vuole un leader. E il leader naturale è l'Italia. Il nostro Governo è fermo in politica estera. Letta parla di bilancio, di Italia e di congressi. I nostri giornali non aprono mai con pagine approfondite degli esteri: continuiamo a parlarci addosso su Ruby, Pd e chiacchiericcio televisivo-demenzial-politico. Terzo, la vicenda grottesca dei Marò, la grazia ad un condannato per la vicenda Abu Omar e la mancata estradizione da Panama di un altro, e la vicenda kazaka mostrano che di raccomandazione in raccomandazione Roma ormai è popolata di ambiziosi inetti. Pensano alla poltroncina burocratica, ma di avere una posizione internazionale non sanno nemmeno che significhi. Di che ci stupiamo? Che la NATO non sia mediterranea? Cominciamo a esserlo almeno noi... magari essendo un po' credibili.