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Esteri

EGITTO/ Sbai: perché il progetto dei Fratelli musulmani non è riuscito?

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Lo slogan “l’islam è la soluzione” non convince più. Il popolo è sceso per le strade del Cairo e si è riunito in piazza Tahrir, ancora una volta, per sostenere ed appoggiare l'esercito guidato da Abdel Fattah Al Sisi. Quell'esercito che, delegato dai moderati a combattere il terrorismo e per questo consapevole di avere in mano le sorti del paese, usa il pugno di ferro contro il fondamentalismo islamico, convinto che aver deposto Morsi non basta, e ora pretende l'arresto di tutta la dirigenza dei Fratelli musulmani.

L'Egitto è sull'orlo di una guerra civile e in questo contesto le strutture diplomatiche del Vecchio Continente hanno mostrato un certo immobilismo e distacco, o perché impegnate a far fronte ad una crisi economica che sta flagellando tutte le principali economie occidentali, oppure perché non disposte a fare un passo indietro su chi avevano sostenuto fino a pochi giorni fa, mal celando un velo di ambiguità. Nel frattempo il mondo arabo, in preda a tumulti continui, sta assistendo al fallimento di tutti i tentativi di imposizione di un islam politico, così evidentemente retrogrado e antiliberale.

Il popolo egiziano sta aprendo una stagione di libertà, una nuova primavera araba che, se non si trasformerà in una guerra sanguinosa, è destinata a propagarsi con un effetto domino nel resto di un mondo arabo stanco di chi vuole voltare le spalle alla modernità.

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