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EGITTO/ Sbai: piazza Tahrir svela l'inganno del "pane-islam", l'Europa che fa?

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Il richiamo alla preghiera durante una conferenza stampa, la ritrosia verso ogni genere di pluralismo (di cui l’Egitto è portatore da sempre), la lontananza da ogni forma di dialogo, il tentativo di inquinare con l’estremismo anche le alte sfere dell’università di Al Azhar e infine i tentennamenti sul piano sociale. La protesta, con questi presupposti, non poteva che esplodere fragorosamente. Triplicando in pratica i numeri che Piazza Tahrir aveva fatto registrare nel 2011 e che ben presto erano divenuti numeri neri, fatti di barbe lunghe, niqab e coltelli.

E anche oggi coloro che rubarono la rivoluzione non si sono smentiti: il comitato centrale del Free Egyptian Party parla di molestie sessuali ai danni delle donne che manifestavano, così da farle allontanare. Un pullman pieno di islamisti armati fino ai denti diretti a Nasr City per regolare la faccenda a modo loro. Colpi di arma da fuoco a Giza sui manifestanti anti-Morsi e sette feriti a terra. La diaspora dal governo Morsi è ormai un fiume in piena. I militari hanno già dettato la road map e l’ultimatum sta per scadere: una volta scaduto, la Costituzione sarà sospesa e il governo sciolto. La paura fa capolino, il timore della piazza, ormai non più controllabile dai barbuti al soldo del radicalismo in giacca e cravatta, sta prendendo le menti e i cuori dell’elite di ferro dei Fratelli Musulmani. All’ex numero uno della Fratellanza, Medhdi Akef, è stata imposta la permanenza in Egitto, proprio a colui che diceva: “Vi conquisteremo con la vostra democrazia”. Si mormora che i Fratelli Musulmani possano trovare l’inizio della loro fine politica proprio laddove, nel 1928, nacquero come movimento.

Il popolo egiziano non ha paura. L’Europa sì. E tace clamorosamente di fronte a un popolo pacifico che chiede libertà e diritti. Senza armi, ma solo con le parole e con gli slogan. Quando si trattò di far cadere Mubarak, Gheddafi e Ben Alì la voce si alzò forte e chiara e lasciò in fretta spazio alle armi, così da agevolare l’arrivo della Fratellanza. E le tv che allora ridevano alle denunce di quello che oggi vediamo, sono mute. Forse perché è difficile mettere la toppa a una magagna tanto grande.

Mai come oggi striscia il sospetto del tradimento dell’Europa, serva obbediente del gigante americano alleato dei burattinai del Golfo. I manifesti per la libertà, che si vedono campeggiare nelle città egiziane, rimarranno affissi sui muri della storia. Le parole di Obama, che rassicura Morsi sulla sua sopravvivenza politica al governo, sono lo specchio di questo sospetto. 



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COMMENTI
29/07/2013 - commento (francesco taddei)

"europa,serva obbediente del gigante americano" parole che penso anch'io, ma che scatenano la violenza verbale e ipocrita di chi ascolta.