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EGITTO/ Camille Eid: l’unica alternativa a Morsi è il caos

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Sia Qatar sia Arabia Saudita rispondono ai desiderata di Washington, perché dipendono dagli Usa sia dal punto di vista militare che per il sostegno alle dinastie regnanti. La questione fondamentale è però un’altra.

 

Quale?

In Egitto e Tunisia, la tendenza in atto è quella a una crescita del potere dei salafiti che si sta estendendo anche a Libia e Siria. Temo quindi l’estromissione dei Fratelli musulmani, dei quali non condivido affatto gli ideali, ma che rappresentano comunque il male minore.

 

Per quale motivo?

All’interno del variegato mondo dell’Islam politico i Fratelli musulmani sono di gran lunga migliori rispetto ai salafiti, il cui obiettivo è imporre delle regole estremamente rigorose alla convivenza civile. Gli Stati Uniti hanno preso posizione a favore dei Fratelli musulmani non tanto per compiacere il Qatar, anche perché per Washington conta molto di più l’Arabia Saudita, quanto piuttosto per una scelta di scommettere sul cavallo vincente.

 

Quindi nessun accordo segreto?

L’anno scorso ci sono state due visite a Washington da parte di membri ufficiali della Fratellanza, in aprile e in dicembre. Nella seconda occasione la notizia è stata data dal Cairo ancora prima del comunicato della Casa Bianca. Qualcuno ha anche affermato che dietro ci sarebbe in realtà la promessa da parte di Morsi di non rompere l’accordo di pace con Israele. In realtà la scommessa di Washington sui Fratelli musulmani è dovuta all’assenza di un’alternativa politica valida.

 

(Pietro Vernizzi)



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