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RAPITO DALL’OGLIO/ Ricucci (Rai): prima di partire mi aveva parlato della sua “missione impossibile”

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Paolo Dall'Oglio  Paolo Dall'Oglio

La situazione è molto confusa, ci sono diverse formazioni che cambiano nome e affiliazione ed esiste una battaglia in corso per l’egemonia all’interno dei gruppi stranieri che operano in Siria. Sono in corso combattimenti in tutto il Nord del Paese, in particolare nella zona curda fra le milizie curde e quelle qaediste. La zona di Raqqa, dove si trovava padre Paolo Dall’Oglio nei giorni scorsi, in passato ha visto il verificarsi di violenti scontri tra l’Esercito Siriano Libero e le brigate di Jabhat al-Nusra. Il sacerdote gesuita da tempo opera per la pacificazione e il dialogo anche all’interno delle formazioni combattenti e non escludo che sia andato lì per tentare un’opera di mediazione.

 

Il suo rapimento è un caso o è stato dettato da motivi particolari?

A questa domanda non provo nemmeno a rispondere perché in questa vicenda ci sono ancora troppi margini di incertezza.

 

Lei conosce personalmente padre Dall’Oglio?

Sì. Almeno da 20 anni padre Dall’Oglio è impegnato nel dialogo ecumenico tra cristiani e musulmani. Io lo ho incontrato diverse volte, prima a Damasco nell’ultimo periodo prima che fosse espulso e in seguito a Roma. Siamo in contatto via e-mail e via Skype tutte le settimane e ci confrontiamo su tutto ciò che avviene in Siria. Insieme facciamo parte di quel manipolo di persone che si occupano di Siria, mentre tutto il mondo snobba una situazione vergognosa che ha già prodotto 100mila morti.

 

A distanza di tre mesi, come ricorda la vicenda del rapimento vissuto in prima persona per opera della stessa formazione che avrebbe catturato padre Dall’Oglio?

Quanto mi è successo rientra nella logica del mestiere di giornalista. Può capitare che si venga fermati per controlli, anche se a noi è avvenuto per ben 11 giorni, un periodo relativamente lungo. Il nostro sequestro era comunque il segno di un imbarbarimento della situazione nel Nord della Siria. Quest’area del Paese già nell’aprile scorso era sempre più fuori dal controllo dell’Esercito Siriano Libero per l’intervento di più gruppi armati internazionali come Jabhat al-Nusra. La situazione è andata deteriorandosi nel giro dei mesi e lo dimostrano gli scontri attuali nel Nord della Siria tra curdi e Jabhat al-Nusra o tra Jabhat al-Nusra e le Brigate dell’Esercito Siriano Libero.

 

(Pietro Vernizzi)



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