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DAL CAIRO/ Morsi è destituito, ecco chi si spartisce l'Egitto

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Insieme all’Esercito ci sono gli imprenditori, che possiedono i quotidiani più prestigiosi del Paese. Questi ultimi hanno condotto una campagna mediatica anti-Morsi decisamente battagliera, al punto da lasciare perplessi di fronte a chi afferma che il presidente egiziano sarebbe un dittatore. Difficilmente i dittatori hanno vita così difficile con la stampa come l’ha avuta il leader dei Fratelli musulmani. Per quanto incapace e fallimentare, Morsi è diventato presidente attraverso elezioni regolari e democratiche, ed è stato destituito dall’Esercito. Risulta anomalo parlare di rivoluzione di fronte a uno scenario come questo. 
L’elemento più inspiegabile di quanto è avvenuto negli ultimi tre giorni è senza dubbio il popolo egiziano. Esasperata da un anno nero, segnata da povertà e instabilità politica, la gente è scesa a protestare per 72 ore di seguito con manifestazioni imponenti in tutto il Paese. L'inviato de Ilsussidiario.net ha assistito di persona dal centro del Cairo, e a colpirlo è stata soprattutto l’impossibilità di qualsiasi definizione ideologica delle motivazioni della protesta. Ragazzi che ballano, genitori con in braccio i loro figli addormentati, donne con il velo integrale e teenager con la maglietta dei Metallica. Persino un asino portato dai manifestanti in corteo con la scritta in vernice rossa sulla fronte: “Erhal ya Morsi”, “Vattene Morsi”. La rivolta anti-Morsi è stato insomma un fenomeno di popolo che non può essere spiegato con interessi particolari o ragioni di partito.
Lo stesso popolo rischia ora di diventare la vera vittima del pericoloso braccio di ferro tra i Fratelli musulmani e i generali, che amano giocare con il fuoco sulla pelle della gente proclamandosene i liberatori. Solo ieri al Cairo sono morte 23 persone, e molte altre vittime si potrebbero contare nelle prossime ore.

(Pietro Vernizzi, inviato a Il Cairo)



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