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GIUSEPPE BERTON/ La lettera: la Sierra Leone ti è grata, ci hai trattato come figli di Dio

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Papà Berton,
non posso vederti, farti domande e ascoltare le tue risposte in modo fisico, ma so che tu mi stai guardando e mi stai rispondendo con un sorriso, dicendomi: “Non preoccuparti, andrà tutto bene, tutto ok, credi solo nella Provvidenza di Dio”.

Ti chiamo papà perché per me lo sei, ho vissuto 31 anni con te e quello che sono oggi lo devo a te. Parlo anche in nome di tanti amici della Sierra Leone che oggi io rappresento qui e che vorrebbero essere qui con me o vorrebbero che tu fossi la con loro.

Sei venuto in Sierra Leone nel 1972 amando così tanto il Signore che eri pronto ad andare dovunque e predicare il Lieto Annuncio con speranza, amore e carità. Il Vangelo che tu hai predicato in Sierra Leone con amore e passione per la gente rimarrà sempre come segno della tua presenza fisica. Tu hai amato Dio così tanto che sei stato ovunque un simbolo della fede e della Chiesa cattolica.

Come dice Gesù: “Qualunque cosa tu abbia fatto a uno di questi piccoli, l’hai fatta a me: avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere, ero nudo e mi hai vestito, non avevo casa e mi hai ospitato…”. Adesso Gesù ti dice: “Vieni benedetto dal Padre mio, ricevi la ricompensa di ciò che hai fatto per me”.

Oggi tutta la Sierra Leone piange per la tua scomparsa, perché le persone sapevano che potevano sempre rivolgersi a te in caso di bisogno e tu sempre, con prontezza, anche se stanco o malato, rispondevi, portando la tua gioia e la tua simpatia.

Infatti prima di tutto tu guardavi ogni persona per la sua dignità umana, per la sua dignità di figlio di Dio, anche le persone che tutti consideravano “spazzatura” per te avevano un valore infinito. Piangiamo perché ti vogliamo bene, però ancor più siamo grati di averti avuto con noi per 40 anni come un dono di Dio e sappiamo che tu continuerai la tua opera dal cielo.


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