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EGITTO/ Jean: il "golpe" dell'esercito è il prezzo pagato alle illusioni Usa

Pubblicazione:lunedì 8 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 8 luglio 2013, 12.39

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L’Egitto, con 90 milioni di abitanti, è la principale potenza  e forza culturale del mondo arabo. Da esso dipende la pace con Israele. Il quale vede con favore la presa di potere dell’esercito. E’ un fattore di stabilizzazione, ma anche un duro colpo per Hamas. Non dimentichiamo, infine, che i Fratelli islamici avevano fatto diverse aperture all’Iran.

 

Quindi, cosa faranno gli americani?

Quel che è certo, è che hanno scaricato Morsi. Non possiamo ancora dire con assoluta certezza, tuttavia, a favore di chi. Molto probabilmente, stanno cercando di capire come evolverà la situazione, e come si comporterà  l’esercito. Per ora, non hanno altra scelta che quella di appoggiarlo, per evitare che gli scontri deflagrino, trasformandosi in guerra civile, come in Siria. In tal caso, il conflitto si estenderebbe quasi di sicuro in Giordania e, forse, in Tunisia. Le forze armate, dal canto loro, stanno cercando di mettersi al riparo delle accuse di colpi di stato. Non è un caso che abbia dato la presidenza al capo della Corte costituzionale.

 

Come valuta l’operato degli Usa?

Hanno sottovalutato la difficoltà di stabilizzazione del Paese, e dato per scontato che tutti gli uomini sono uguali, che ambiscano a forme di democrazia occidentale, ad avere dignità politica, e al riconoscimento dei diritti umani.

 

Cosa ne sarà di Ed Baradei?

Piace alla parte liberal, laica, e cristiana del Paese. Non a tutti gli altri. Sarebbe una candidatura divisiva.

 

(Paolo Nessi)



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