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EGITTO/ Jean: il "golpe" dell'esercito è il prezzo pagato alle illusioni Usa

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L’esercito ha assunto il potere, deposto e arrestato Morsi, e indicato il presidente della Corte costituzionale Adly Mansour come capo dello Stato ad interim. Mohammed El Baradei, ex capo dell’Agenzia atomica internazionale, invece, ha sempre meno chance di esser nominato primo ministro di un nuovo governo laico di transizione. La fase potrebbe rivelarsi più lunga e intricata del previsto. Ogni opzione in gioco rischia di rivelarsi peggiore della precedente, mentre gli americani, dal canto loro, appaiono incerti sul da farsi. Il che rende le circostanze ancora più nebulose. Abbiamo parlato del futuro dell’Egitto con Carlo Jean, esperto di strategia militare e geopolitica. 

 

Inizialmente, gli Usa avevano salutato positivamente la rivoluzione egiziana e la presa di potere dei Fratelli musulmani.

L’impressione generale è che gli Stati Uniti si appoggiassero ai Fratelli islamici nella speranza che dessero vita ad un governo islamico moderato. Con la loro benedizione, il Qatar era intervenuto per sostenere la Fratellanza elargendo miliardi di dollari. Qualcosa di analogo avvenne in Tunisia. Ora, tuttavia,  la Fratellanza ha dimostrato di non sapere governare. Morsi ha creato il caos completo. Di conseguenza, l’esercito, che sarebbe rimasto volentieri dietro lo schermo del governo civile, continuando a mantenere l’autorità e i privilegi di cui ha sempre goduto, è stato costretto a intervenire.

 

Ora qual è il suo obiettivo? Vuole assumere definitivamente il potere?

Non direi. La situazione, dal punto di vista economico, è talmente catastrofica che non si capisce come uscirne fuori. Per cui, non gli conviene assumere ufficialmente e in maniera stabile il comando della Nazione. Semplicemente, si era giunti al punto tale che se non fosse intervenuto, avrebbe perso di legittimità. Piuttosto, sottolineerei che chi effettivamente scaricò Mubarak furono proprio le forze armate. Esse, infatti, controllano il 40 per cento del gangli economici egiziani, mentre il rais deposto aveva un programma di privatizzazione che avrebbe sottratto loro gran parte dei suoi privilegi.

 

Ora quali sono gli interessi in gioco?



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