BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

URUGUAY/ Marijuana legalizzata, ma i due terzi dei cittadini è contrario

Manca ancora l'ok del senato, ma la maggioranza di sinsitra che governa il paese non avrà problemi a far approvare la legge che legalizza produzione e vendita di marijuana

Foto InfoPhotoFoto InfoPhoto

Il primo paese al mondo a rendere legale la produzione e la vendita della marijuana: il record potrebbe essere dell'Uruguay, uno dei più piccoli paesi dell'America latina. La camera dei deputati ha infatti votato con 50 sì e 43 no la legge che prevede la legalizzazione della droga. Adesso il decreto passa al senato dove il Frente Amplio il partito di sinistra che governa il paese ha anche lì la maggioranza. Non ci dovrebbero dunque essere problemi a ottenere un secondo sì. Dietro la proposta di legge il tentativo, dicono, di fermare la criminalità che gestisce il traffico di droga e che compie crimini sempre più sanguinari. Secondo sondaggi però i due terzi della popolazione dell'Uruguay è contraria a questa legge che prevede comunque dei regolamenti particolari. Sarà infatti il governo a concedere le licenze per la produzione e la vendita. Il governo poi avrà accesso a un registro dei compratori e il massimo consentito sarà l'acquisto di 40 grammi al mese. Chi continuerà a produrre senza la licenza del governo andrà comunque incontro al carcere. Sarà invece possibile comprare marijuana in farmacia. Gli stesso parlamentari che hanno proposto la legge dicono che andrà migliorata: si parla di problema educativo, cioè il tipo di messaggio da dare alla popolazione con questa nuova controversa legge. 

Il voto è arrivato pochi giorni dopo il viaggio di Papa Francesco in Brasile, in cui ha anche criticato i piani di legalizzazione della droga: “La piaga del narcotraffico, che favorisce violenza e semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta la società. Non è con la liberalizzazione delle droghe, come si sta discutendo in varie parti dell'America Latina, che si potrà ridurre la diffusione e l'influenza della dipendenza chimica”, ha detto il pontefice durante la visita all'ospedale Sao Francisco d'Assis situato a Nord di Rio, specializzato nella cura dei tossicodipendenti. “È necessario affrontare i problemi che sono alla base del loro uso, promuovendo una maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita comune, accompagnando chi è in difficoltà e donando speranza nel futuro".

© Riproduzione Riservata.