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ELEZIONI ARGENTINA/ Cristina si attacca alla "sottana" di Francesco

Cristina Kirchner (Infophoto) Cristina Kirchner (Infophoto)

Il governo se ne è reso conto, sia pure tardivamente, e diversi portavoce governativi e lo stesso Insaurralde si sono affrettati a prendere le distanze dai manifesti. Questi però erano firmati dalla “Equipos de Difusión”, un'agenzia pubblicitaria di proprietà di un ex segretario per i media kirchnerista, che riceve notevoli somme di denaro in via ufficiale, non lasciando dubbi sui reali autori dello spot pubblicitario.

Il fatto che Cristina debba “attaccarsi” alla sottana bianca di Bergoglio è rivelatore dell'inquietudine del governo di fronte alle elezioni legislative: benché la frammentazione della opposizione continui a giocare a suo favore, rappresenta una seria minaccia per il governo la apparizione di nuove figure combattive e con solidi appoggi politici ed economici, come l'amministratore di Tigre, municipio modello del conglomerato di Baires, Sergio Massa.

D'altra parte, con l'eccezione di Mauricio Macri, capo del governo della Città di Buenos Aires, che intende correre da solo, il resto dell'opposizione sembra indirizzato a non ripetere l'errore del 2009, quando, dopo aver vinto le elezioni contro Néstor Kirchner, non seppe sfruttare la maggioranza in Parlamento per le proprie divisioni.

Oltre alla questione elettorale, il governo di Cristina ha di fronte altri due scenari entrambi legali, uno esterno e l'altro interno, che possono provocare forti mal di testa. La Corte di Appello di New York in questi giorni deve esprimersi sulla posizione della Argentina di fronte al ricorso dei possessori di titoli pubblici argentini andati in default nel 2002. A seguito di questa sentenza, le finanze pubbliche argentine possono soffrire un grave rovescio, proprio quando le “ganasce” sui cambi imposte dal governo più di un anno fa non riescono a evitare l'emorragia nelle riserve provocata proprio dal governo, che aumenta sistematicamente la spesa pubblica.

Sul fronte interno, la Corte Suprema ha un bel lotto di casi sul punto di essere decisi, tutti ad alta tensione politica e che promettono di far rivivere il conflitto mediatico di poteri di solo un mese fa, quando ha dichiarato incostituzionale la riforma con la quale il governo ha tentato di intaccare l'indipendenza dei magistrati.