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PAKISTAN/ Paul Bhatti: i terroristi uccidono chiunque collabori con gli Usa

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Foto Inphofoto  Foto Inphofoto

In Pakistan c’è grande preoccupazione e i leader del governo intendono rispondere con una guerra contro i talebani, i quali stanno distruggendo la stabilità del Paese. La giornata di festa dell’Eid al Fitr, celebrata dai musulmani di tutto il mondo, è stata profondamente turbata da questi attacchi che l’hanno bagnata con il sangue di persone innocenti.

 

Quanto è avvenuto in Pakistan ha a che vedere con l’allarme terrorismo diffuso nei giorni scorsi dagli Stati Uniti in tutto il mondo?

In questo momento è difficile dirlo. Di certo, più che con quanto sta avvenendo nel lontano Yemen, gli attentati sono collegati a elementi più vicini. Il governo pakistano intende promuovere un dialogo pacifico con Nuova Delhi. I fondamentalisti non vogliono però che ciò avvenga, e attraverso gli attentati tentano di bloccare la normalizzazione delle relazioni bilaterali. Azioni violente sono avvenute alla frontiera con l’India, la quale ha protestato in modo ufficiale. Sempre ieri un gruppo di attivisti indiani del partito del Congresso hanno bloccato un autobus tra Delhi e Lahore per protestare contro quanto era avvenuto.

 

Tutto ciò è collegato con l’evasione di numerosi talebani dalla prigione pakistana di Khan?

Non lo escludo, anche perché l’evasione ha creato molta tensione nel Paese, in quanto le agenzie avevano già scritto che ciò avrebbe potuto accadere. Il fatto che un gruppo armato sia stato in grado di assaltare il carcere e di fare evadere 243 prigionieri, aggirando un check point della polizia, è un fatto senza precedenti. Ciò pone dei seri interrogativi. Non si capisce infatti se i terroristi siano così potenti che le forze dell’ordine non siano in grado di fermarli, o se qualcuno abbia collaborato all’evasione.

 

(Pietro Vernizzi)



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