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DIARIO BURUNDI/ Qui dove manca tutto, ho capito cosa significa "fare il cristianesimo"

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Quando giravo con il prof incontravo i vari responsabili - direttore, cooperazione svizzera, rettore dell’università ecc - e sembrava che tutto andasse bene, ma adesso che ho iniziato a visitare i reparti vorrei scappare! Sto cercando di capire come muovermi, cosa serve fare, sto iniziando a conoscere medici e infermieri locali cercando di concentrarmi sulla pediatria, che significa neonatologia (con una piccola terapia intensiva, 20 culle) centro nutrizionale e pediatria (circa 60 letti con doppi bambini più mamma e parenti vari dentro i lettini!).

Igiene sotto zero e organizzazione del lavoro scarsissima (cartelle da riempire, carrelli per medicine in disordine, ecc). Le nostre infermiere sarebbero inorridite. La patologia è veramente varia: malaria, AIDS, diarree, osteomieliti gravi che necessitano amputazioni, malformazioni congenite. In questi giorni ho pensato di iniziare dal centro nutrizionale, che per impostazione e protocolli è simile a quelli del Sudan e di Haiti, quindi mi so un po’ giostrare. Da lì sto cercando di capire i vari aspetti legati alla pediatria. Sto cercando di capire anche cosa serve di più, anche in vista del mio ritorno a settembre, spero con Benedetta, la nostra amica specializzanda in Pediatria.

Sono ogni giorno di fronte alla grande provocazione della sofferenza della gente e all’indifferenza di chi dovrebbe accudire. Ma ci sono anche gesti che commuovono: ad esempio Suor Bruna, che segue i neonatini della terapia intensiva e si tira dietro qualche infermiera, oppure quelli che si occupano della riabilitazione, in convenzione con la onlus del prof, che sta facendo un bel lavoro sia con il personale che con i malati, e Silvia che ha un bel rapporto con tutti, come le persone giovani spesso sanno fare, senza pretese.

Sabato e domenica sono andata con il prof e Francesco in Rwanda, a circa 150 Km da qui, passando la frontiera, a Rilima, dove c’è un grosso centro di ortopedia, riabilitazione, protesi per bambini e ragazzi, residenziale, in tutto erano presenti un centinaio di persone. Sul muro della sala/ cappella due belle foto di don Gnocchi e la scritta in quattro lingue: “accanto alla vita, sempre”.


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