BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

DIARIO BURUNDI/ Qui dove manca tutto, ho capito cosa significa "fare il cristianesimo"

infophoto infophoto

Serve fissarsi nella mente queste cose per starci, dove sei. Al ritorno siamo passati per Nyamata, dove ero stata nel 1994, dopo il genocidio: lì c’è la chiesa dove hanno massacrato più di un migliaio di persone. Quel luogo ora è stato trasformato in santuario della memoria. Hanno scavato sotto il pavimento e hanno creato uno spazio dove sono raccolte tutte le ossa e tutti i crani (si può addirittura ricostruire quello che è successo: se hanno usato il macete, granate, mitra, ecc) anche di bambini. È ancora visibile la mano insanguinata sull’altare. L’unica cosa che mi è venuta da dire è stata: “Signore perdonaci”. E’ difficile anche solo sentire raccontare quello che è successo: la giovane guida ne parlava come di una storia passata ma a me sembrava ieri, anche se ormai sono trascorsi quasi 20 anni e la storia continua a ripetersi.

La messa del mattino, il silenzio della sera sono il punto di riferimento per non lasciarsi confondere dalle circostanze, ma per accettarle, fidandomi.

Mentre scrivo ho in mente tutti voi: il papà di Fausta, Marialina, i bimbi della cascina, Tobia in partenza per il Brasile, gli altri in giro per il mondo, vi sento vicini ciascuno con la sua circostanza. Sperando che quello che mi accade sia per tutti e questa “strana” avventura non sia vana.

(Chiara Mezzalira)

© Riproduzione Riservata.