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IRLANDA IN FIAMME/ Il "tradimento" di Londra e la crisi dei cattolici

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È l'ostentazione (in passato sempre violenta) dell'orgoglio della causa lealista ed unionista, quella che vuole mantenere a tutti i costi l'unione delle sei contee dell'Ulster alla Gran Bretagna, come venne stabilita circa un secolo fa in seguito alla guerra anglo-irlandese, scoppiata dopo l'Insurrezione della Pasqua del 1916 seguita dalla tragedia della guerra civile 1921-23, che si concluse con la nascita del Libero Stato di Irlanda ma anche con il dramma della Partition (separazione) delle sei contee dell'Ulster che rimasero sotto la dominazione britannica. 

Una dominazione che praticò a lungo un vero e proprio apartheid nei confronti dei cattolici. Questo ebbe come risposta l'azione di un partito politico fortemente identitario e repubblicano come Sinn Fein, ma anche – in particolare dopo i gravissimi fatti di sangue del 1968 contro pacifici dimostranti − la crescita di un'azione militare clandestina portata avanti dall'Ira.

La pace raggiunta negli scorsi anni, grazie alla determinante azione politica dell'allora premier britannico Tony Blair che riuscì a far dialogare e collaborare unionisti e repubblicani, è tuttavia una pace fragile: il fuoco dell'odio settario cova sempre sotto la cenere, e in alcune occasioni, come negli ultimi giorni, riesce ad esplodere con una violenza che fa sbigottire gli osservatori esterni. E il pretesto è immancabilmente fornito da questa memoria storica precisa e irremovibile che esiste in Irlanda. Entrambe le comunità, cattolica-repubblicana e protestante-unionista, hanno le loro ricorrenze da celebrare, i caduti da ricordare. Da sempre, ad esempio, il 12 luglio è una data fatidica, con grandi parate orangiste. Il governo locale dell'Irlanda del Nord, che è una "grande coalizione" che tiene insieme lo Sinn Fein con gli ultra-lealisti del partito fondato dal reverendo Ian Paisley, che si rese più volte tristemente celebre per il suo fanatismo anti-cattolico, ha dovuto istituire una commissione parlamentare apposita per valutare le manifestazioni di questo tipo, per autorizzarle, ed eventualmente per richiedere modifiche. È stato il caso, il mese scorso, della grande parata di Belfast, che da sempre muove dal quartiere di Shankill Road, covo dell'estremismo lealista, e attraversa la città, passando − come deliberata provocazione − dal quartiere cattolico di Ardoyne, una vera e propria zona-martire, oggetto costante di aggressioni settarie. Quest'anno la commissione ha proibito l'attraversamento di questo quartiere, e la risposta lealista è stata pesante: incidenti, scontri, numerosi feriti tra le forze dell'ordine. 

La violenza è riesplosa ieri: il motivo sta in un'altra commemorazione storica, questa volta celebrata dalla parte repubblicana, e cioè l'anniversario dell'introduzione (9 agosto 1971) delle Leggi Speciali che permettevano l'arresto la detenzione e l'internamento di qualunque sospetto di attività anti-governativa. Fu una legge che si abbattè con estrema violenza sulla comunità cattolica, colpendo indiscriminatamente, incarcerando – spesso in condizioni disumane − moltissimi innocenti. La comunità cattolica non ha mai dimenticato. Questa manifestazione di commemorazione è stata autorizzata dalla specifica commissione, e ciò ha determinato la risposta abnormemente violenta di ieri. 


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COMMENTI
16/08/2013 - commento (francesco taddei)

ai cattolici non è permesso protestare. devono soffrire in silenzio. stessa sorte a chi nel mondo contesta le anglosassoni potenze.