BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

IRLANDA IN FIAMME/ Il "tradimento" di Londra e la crisi dei cattolici

Alla radice dei recenti disordini in Irlanda. Perché una commemorazione storica come quella nell'anniversario delle leggi speciali, suscita ancora disordini? PAOLO GULISANO

InfoPhotoInfoPhoto

Pochi paesi in Europa hanno una memoria storica così acuta come l'Irlanda. Girando per l'isola si possono incontrare non solo vestigia di epoche remote, ma anche musei etnografici, segnalazioni di ogni tipo di luoghi e persone significativi nella storia irlandese. Perfino nei celebri pub, e sulle gradinate degli stadi, si possono ascoltare canti che celebrano eventi dolorosi o gloriosi di secoli fa. E in nessuna altra provincia d'Irlanda questa memoria storica è tanto viva quanto nel Nord, nell'Ulster. 

È così che si può comprendere ciò che all'opinione pubblica dell'Europa continentale può sembrare inspiegabile. In questi giorni le agenzie ci hanno segnalato i gravi disordini di Belfast, il capoluogo nordirlandese, già luogo per decenni, fino agli inizi degli anni del nuovo secolo, di continue guerriglie tra le forze di polizia, l'esercito britannico, i militanti repubblicani dell'Ira (Irish Republican Army) e i paramilitari unionisti, le ultime due realtà spesso presentate approssimativamente come "cattolici" e "protestanti". In realtà lo scontro in Irlanda del Nord non è mai stato di tipo religioso, e tantomeno una guerra civile tra irlandesi. Ciò che raramente è stato spiegato è che le sei contee irlandesi dell'Ulster che formano l'entità politico-amministrativa chiamata Northern Ireland facente parte del Regno Unito sono in realtà l'ultimo residuo di ciò che fu l'Impero britannico. 

Un avamposto coloniale che fu popolato da sudditi fedelissimi della Corona britannica impiantati - a partire dal '600 - sulle terre sottratte agli irlandesi. Ovvio che tra le caratteristiche di questi lealisti ci dovesse essere la fede protestante, contrapposta a quella cattolica degli autoctoni irlandesi. La storia politica controversa e difficile dell'Irlanda venne segnata da numerosi tentativi di riprendersi la propria libertà, ogni volta soffocati nel sangue. Una di queste tragedie ebbe luogo nel 1690, quando l'isola fu il teatro di uno scontro epocale tra i sostenitori degli Stuart, la sfortunata dinastia cattolica scozzese che ambiva a riconquistare il trono, e il sovrano che aveva usurpato il trono stesso di Inghilterra, Scozia e Irlanda, il principe olandese Guglielmo d'Orange, portato a Londra dalla nomenclatura britannica che, piuttosto di avere un sovrano di fede cattolica, preferì uno straniero, peraltro ben manipolabile dai poteri forti di allora. 

Guglielmo prevalse, e in suo onore in seguito nacque, tra i lealisti dell'Ulster, una setta di stampo massonico denominata Order of Orange con lo scopo di perpetuare i "valori" dell'anticattolicesimo e di garantire il miglior successo sociale ai suoi membri. L'Ordine esiste ancora oggi, e la giornata del "pride" orangista si celebra il 12 luglio. 


COMMENTI
16/08/2013 - commento (francesco taddei)

ai cattolici non è permesso protestare. devono soffrire in silenzio. stessa sorte a chi nel mondo contesta le anglosassoni potenze.