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CAOS EGITTO/ Jean: gravi colpe degli Usa e della loro ideologia

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Barack Obama (Infophoto)  Barack Obama (Infophoto)

Certamente. Non ha dimostrato solo incapacità, impreparazione nell'attuare una politica inclusiva. Morsi e i Fratelli Mussulmani hanno cercato di occupare tutti i posti a disposizione, cercando di allargare oltremodo il loro potere. La reazione era inevitabile.

 

Alla fine, dopo la “primavera araba”, considerata una “rivoluzione”, si prepara in definitiva una restaurazione o quanto meno un ritorno al passato.

Mi sembra che questo sia lo sbocco più probabile. Cioè il ritorno a una sorta di dittatura di carattere militare, che Al Sissi può interpretare anche con toni islamisti, come ha fatto il generale Zia in Pakistan.

 

L'Egitto ha già passato momenti di questo tipo.

In effetti la situazione attuale ricorda quella del 1952, quando, deposto re Faruk, emersero prima due leader come Neguib e Nasser. Neguib era un religioso che fece l'alleanza con i Fratelli Mussulmani, Nasser era un laico che si mosse con abilità e spregiudicatezza e alla fine divenne il rais. Quella fase storica ricorda indubbiamente questo momento.

 

A questo punto anche le dichiarazioni di Obama sul taglio degli aiuti militari non sembrano avere un grande impatto.

Obama toglie circa un miliardo e mezzo di dollari all'Egitto, mentre gli Emirati ne hanno già stanziati dodici. Poi ci sono altri fattori di carattere commerciale da considerare. I russi sono in grado di fornire grano tenero, quello con cui si fa il “kus kus” agli egiziani, mentre gli americani producono soprattutto grano duro.

 

(Gianluigi Da Rold)



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