BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIARIO DA IL CAIRO/ Io, studente egiziano, vi racconto cosa fanno i Fratelli Musulmani

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Manifestazioni in Egitto  Manifestazioni in Egitto

Sono uno studente egiziano, ma studio in Italia da più di cinque anni. Ogni anno torno in Egitto per le vacanze estive, ma oggi è tutto diverso. Dopo la rivolta del 2011 e la caduta del regime di Mubarak, la società egiziana è cambiata e la violenza fa ormai parte della nostra vita: scontri politici e religiosi, rapimenti e assenza di sicurezza, eppure durante il periodo di transizione e l’anno della presidenza di Morsi gli scontri erano limitati solamente in alcune zone.

Dopo la fine del regime dei Fratelli Musulmani, arrivata grazie alla rivoluzione popolare del 30 giugno scorso appoggiata dall’esercito, la natura degli scontri è cambiata. I sostenitori di Morsi, compreso il gruppo islamico responsabile dell’assassinio del presidente al-Sadat e di azioni terroristiche durante gli anni Novanta contro i copti e i turisti, hanno scatenato una vera e propria guerra contro l’esercito, la polizia e contro tutti coloro che hanno appoggiato la rivoluzione contro il deposto presidente, considerando l’appoggio dell’esercito come un colpo di Stato. I Fratelli Musulmani e i loro sostenitori hanno cominciato a organizzare la Marcia che quasi sempre si trasforma in scontri contro le forze armate, ma anche contro i residenti delle zone in cui passano. La situazione è poi peggiorata con i due sit-in organizzati subito dopo la caduta di Morsi nelle piazze Rabaa al-Adawiya al Cairo e al-Nahda a Giza. Più di un testimone ha confermato che si trattatva di sit-in armati.

Sono tornato in Egitto il 20 luglio scorso, venti giorni dopo l’inizio della rivoluzione, e i sit-in e la Marcia dei sostenitori di Morsi era ancora in corso. Tutti erano terrorizzati, più di una manifestazione è passata vicino a casa mia: ogni volta che accade, preghiamo affinché non nascano nuovi scontri. Il generale al-Sissi (comandante delle forze armate, ministro della Difesa) ci ha chiamato a scendere in piazza il 26 luglio per sostenerlo e dargli il permesso e il mandato di combattere il terrorismo e la violenza, oltre che per mostrare al mondo che siamo uniti come popolo e che l’esercito non si è reso protagonista di un colpo di Stato. Abbiamo partecipato numerosi: io sono arrivato nella zona del palazzo presidenziale “al Ethadya” e il nostro slogan era “il popolo e l’esercito, una mano sola”. Tutti insieme, cristiani e musulmani, volevano mettere fine al terrorismo dei Fratelli Musulmani, cantando a gran voce canzoni patriottiche e rivoluzionarie.

I Fratelli Musulmani hanno considerato queste manifestazioni come un ultimatum a una guerra civile contro di loro, anticipando a loro volta una repressione contro tutti i partecipanti: come sempre, ogni responsabilità è stata subito scaricata sui copti. Abbiamo visto bruciare chiese, case e negozi dei copti in varie province. Andavamo in chiesa, ma dovevamo stare attenti e lasciare le porte mezze chiuse.


  PAG. SUCC. >