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EGITTO/ Frattini: anche l’Europa è responsabile degli attacchi contro le chiese

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Cristiani copti  Cristiani copti

Questo errore è stato fatto molte volte. Ho sostenuto pubblicamente che elezioni libere in Egitto non equivalgono alla democrazia. In Egitto si sono svolte elezioni sufficientemente libere e trasparenti, ma ciò non ha assolutamente portato a un sistema democratico. L’Islam politico in Egitto ha fallito, dimostrando di non sapere coniugare la presa del potere con un’effettiva capacità di democratizzazione e di riforma costituzionale.

 

Qual è la lezione che si trae da quanto sta avvenendo in Egitto?

E’ una lezione amara per l’Islam politico. Altri Paesi avevano visto nell’elezione di Morsi il segnale che dopo essere rimasto per molti anni fuorilegge, il partito islamico era divenuto sinonimo di stabilità. Questa stabilità purtroppo non c’è stata.

 

Qual è stato il primo momento in cui si è accorto che i Fratelli musulmani non stavano andando nella giusta direzione?

Ero ancora ministro degli Esteri quando il primo ministro della Turchia, Erdogan, si recò al Cairo e, davanti ai Fratelli musulmani, disse: “Noi siamo per un modello che guardi ad Ankara e non a Tehran”. I Fratelli musulmani, in tutta risposta, lo contestarono violentemente. In quel momento già si capì che il modello del movimento egiziano non era quello di un Islam civile, ma che tendeva inevitabilmente a un Islam teocratico. Questo ha fatto fallire quell’esperienza.

 

Che cosa ne pensa dell’annuncio su una prossima scarcerazione di Hosni Mubarak?

Si tratta di una scelta che va guardata con rispetto, senza avventurarsi in accuse alla magistratura egiziana. Ci devono d’altra parte far pensare gli arresti improvvisi di tutti i leader della Fratellanza. Non può certo essere colta a cuor leggero l’accusa per alto tradimento nei confronti del presidente Morsi e per reati altrettanto gravi nei confronti di altri leader del movimento. Per non parlare dell’accusa sempre per alto tradimento nei confronti del premio Nobel, Mohamed El-Baradei, ex avversario politico di Morsi.

 

E quindi?

Non conoscendo il caso, non dirò una parola sul caso Mubarak, ma è il contesto in cui avviene la sua scarcerazione a lasciarmi perplesso. Se da un lato si scarcera Mubarak e dall’altra si imprigiona un ex presidente eletto da più della metà dei cittadini egiziani, ritengo necessario un segnale d’allarme sul modo in cui sta funzionando l’autorità giudiziaria.

 

(Pietro Vernizzi)



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