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EGITTO/ Frattini: anche l’Europa è responsabile degli attacchi contro le chiese

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Cristiani copti  Cristiani copti

“Vedo ancora una volta una timidezza europea a dire con forza che il problema dei cristiani non va sottovalutato. Il comunicato finale del Consiglio Ue avrebbe dovuto sottolineare con maggiore chiarezza che l’islamismo vede nei cristiani un obiettivo privilegiato da colpire”. Lo afferma Franco Frattini, ex ministro degli Esteri e attuale presidente della Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale (SIOI), nonché della Fondazione Alcide De Gasperi. Ieri si sono riuniti i ministri degli Esteri europei, e il loro comunicato conclusivo ha invitato il governo egiziano a porre fine allo stato d’emergenza. Tra le misure adottate anche la sospensione delle forniture per la sicurezza, come giubbotti anti-proiettili e armi, dai Paesi comunitari all’Egitto. Nel comunicato si rivolgono inoltre critiche a entrambe le parti, sia alle forze dell’ordine sia a quanti si sono resi colpevoli di atti di terrorismo.

 

Presidente Frattini, nel momento in cui i cristiani sono sotto attacco per mano dei Fratelli musulmani si può davvero essere equidistanti come fa l’Ue?

Si tratta di un problema che l’Italia ha già sollevato diverse volte. La realtà è che i cristiani non solo in Egitto sono stati più volte attaccati, colpiti e perseguitati. Andava quindi sottolineato di più il fatto che l’islamismo vede nei cristiani un obiettivo privilegiato da colpire. Oggi in Egitto, ieri in Siria, l’altro ieri in Iraq, ogni volta che mi sono battuto in sede Ue perché queste dichiarazioni fossero forti e vigorose ho dovuto sudare sette camicie. Andava prestato più ascolto a quanto affermano da giorni i vescovi cristiani d’Egitto, dopo che le loro chiese sono state bruciate e i copti attaccati.

 

Il testo europeo non cita nemmeno i Fratelli musulmani…

Eppure gli attacchi contro le chiese sono solo una delle colpe gravi del movimento di Mohamed Morsi. Nello stesso tempo condivido l’idea che non si debba e non si possa sciogliere per decreto presidenziale i Fratelli musulmani, e quindi incoraggiare l’estremismo ancora più radicale che ne deriverebbe.

 

Il Consiglio Ue riferendosi all’Egitto parla di una “repressione interna”. Condivide questa espressione?

Ci sono certamente degli aspetti che preoccupano molto. Il fatto che repressioni di polizia si siano verificate è un dato di fatto, ma è altrettanto vero che negli ultimi giorni si sono fatte sentire delle forze islamiste pronte a colpire con metodi tipicamente terroristi, e ciò ha fatto sì che lo Stato egiziano si dovesse difendere con forza. Il vero dovere dell’Ue è rivolgere un appello alla responsabilità ai capi dei Fratelli musulmani affinché evitino in ogni caso di incitare alla violenza. Un conto è criticare il regime dei generali e chiedere nuove elezioni, ma proclamare il Giorno della Collera o della Vendetta dà l’impressione di un incoraggiamento a colpire l’autorità dello Stato.

 

E’ giusto che l’Europa sospenda le forniture per la sicurezza all’Egitto?

Ritengo opportuno e necessario evitare di proseguire con forniture di mezzi che possono servire oggettivamente per la sicurezza. E’ una misura più di facciata, perché l’Esercito egiziano non ha certo i problema di qualche giubbotto anti-proiettile. Si tratta però di una posizione che l’Ue doveva inevitabilmente prendere.

 

Le reazioni a quanto sta avvenendo in Egitto dimostrano che l’Occidente rischia di cadere nell’ideologia di una concezione puramente formale della democrazia?


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