BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SIRIA/ Zenari (Nunzio a Damasco): nonostante le armi chimiche, chiedo ai cristiani di rimanere

Pubblicazione:venerdì 23 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 23 agosto 2013, 9.49

Infophoto Infophoto

In generale il futuro è abbastanza nero e incerto per tutti i siriani e in particolare per le minoranze come quella dei cristiani. Essendo un numero ristretto già hanno questo problema. Però, più che dal punto di vista religioso, il dramma attuale è qualcosa che prende tutti i siriani: la mancanza di lavoro, le fabbriche che non impiegano più nessuno perché sono semi distrutte o distrutte del tutto e tutti vivono in questa situazione. Non c'è futuro e in diversi si pongono il problema di emigrare. 

Profughi siriani cominciano ad arrivare anche in Italia: tra chi fugge dalla Siria ci sono anche i cristiani? 
Fino a oggi l'emigrazione dei cristiani è stata limitata. Già prima dell'inizio del conflitto in percentuale i cristiani erano il 5, 6% e intendo i cristiani di tutte le denominazioni. Come tutti i siriani anche i cristiani hanno subito tutti i malanni di questo conflitto. Da tante parti sono dovuti partire perché spesso i loro villaggi si sono trovati nel fuoco incrociato. I cristiani però in genere sono sfollati interni, hanno cioè dovuto lasciare i loro villaggi di origine ma non la Siria. 

Dove si recano i cristiani? 
In genere non sono emigrati nei campi profughi che ci sono in Turchia, in Giordania o in Iraq perché le distanze culturali con i musulmani possono creare difficoltà. Hanno cercato rifugio in certe zone come la Valle dei Cristiani e verso la zona di Tartus, dove ci sono tanti piccoli villaggi cristiani, oppure a Damasco presso parenti o amici. Però sono sistemazioni che può immaginare: una famiglia che vive già in spazi ristretti si vede arrivare in casa anche dieci persone e la convivenza va avanti da mesi, non è certo facile vivere così. Qualcuno è andato in Libano, paese che per i cristiani offre una certa possibilità essendo molto religioso. 

Siamo tutti in apprensione per le sorti di Padre Dall'Oglio sparito ormai da diverse settimane: lei ha qualche informazione in più? 
Ci sono solo voci: un giorno c'è una voce inquietante e il giorno seguente rassicurante. Non si può correre dietro alle voci, siamo al solito punto, manca una verifica certa e fino a quando non c'è una prova è inutile correre dietro alle voci. 

Si è fatto una idea però di cosa possa essere successo? 
La zona dove è scomparso è molto calda e pericolosa, una delle più pericolose della Siria oggi. Qua agiscono gruppi che sono in contrasto tra di loro per cui può immaginare quale idea ci si possa fare. Quello che fa impressione è il silenzio totale, non aver alcun segno in un senso o nell'altro. Viene da pensare al silenzio riguardo i due vescovi ortodossi scomparsi da ben quattro mesi: nessun contatto, nessun messaggio. Solo il silenzio. 

Il Papa ha parlato spesso della situazione in Siria: come vi sentite, lasciati soli dal mondo occidentale? Basta a sostenervi la vicinanza della Chiesa? 
Anche il Papa precedente si era espresso per noi, aveva fatto ben dodici o quindici interventi molto belli. Papa Francesco si è espresso da subito. Ricordiamo anche che Benedetto aveva elargito prima un milione di dollari e poi successivamente un'altra quota. All'inizio dell'estate abbiamo fatto due incontri a Roma a cui ho preso parte anche io per coordinare gli aiuti. I cristiani, come tutti, data la situazione, guardano all'emigrazione: i vescovi e i patriarchi cercano di dire loro di restare in Siria, perché una volta partiti da qui queste chiese saranno abbandonate e se va bene trasformate in musei o peggio. La gerarchia di tutte le comunità cristiane cerca di incoraggiare i fedeli a rimanere e si cercano aiuti economici per aiutarli a rimanere. E' essenziale possano rimanere. 

In che senso essenziale? 
I cristiani sono una ricchezza per tutta la società. Soprattutto nei paesi a maggioranza musulmana avere anche una minoranza cristiana vuol dire apertura verso il mondo esterno. Devo dire che quando quattro anni e mezzo fa ho presentato le mie credenziali al presidente Assad, in un colloquio durato solo quindici minuti, lui ha detto proprio queste cose, ha detto di tenere particolarmente alla presenza dei cristiani in Siria perché rappresentano una ricchezza culturale e sociale. Anche il re di Giordania ha detto come sia nell'interesse di tutti che i cristiani possano rimanere. Ma sotto le bombe a volte come si fa...?


(Paolo Vites) 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.