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PORTOGALLO/ Il ministro Maduro: l’Italia può uscire dalla crisi col modello Lisbona

Pubblicazione:sabato 24 agosto 2013

Miguel Poiares Maduro Miguel Poiares Maduro

In pochi mesi il Portogallo è passato da essere considerato uno dei paesi Ue più a rischio, con un rapporto debito/Pil al 127%, al vivere un rilancio del tutto imprevedibile. Nell’ultimo trimestre quella portoghese è stata l’economia che è cresciuta di più in tutta l’Eurozona, con un formidabile +1,1%. Lisbona ha superato una crisi politica simile a quella italiana, che rischiava di fare cadere il governo, grazie a un accordo tra i principali partiti politici. Ed è riuscita a riequilibrare il bilancio per due terzi grazie a tagli alla spesa pubblica. Martedì il Ministro per lo Sviluppo Regionale e Capo di Gabinetto del Primo Ministro, Miguel Poiares Maduro, è intervenuto al Meeting di Rimini nel corso dell’incontro “L’Europa dei popoli, Europa degli Stati”.

 

Ministro Maduro, quale Europa vorrebbe per il Portogallo e per gli altri paesi membri?

Da un lato l’Europa non può prescindere dalle regole e dalla disciplina, necessarie per assicurare a tutti la possibilità di giocare allo stesso livello, e ciò implica una disciplina fiscale e di bilancio. Dall’altra ritengo indispensabile un’Europa della crescita economica e con dei valori al di là dell’unione fiscale e monetaria. Un’Europa che si basi su un vero spazio politico europeo, su delle politiche, su delle idee, su dei valori che vanno al di là della pura integrazione monetaria.

 

Dopo il voto tedesco del 22 settembre si potrà dar vita a una rimodulazione delle politiche fiscali?

Il futuro dell’Europa non dipende soltanto dalla Germania. A volte il messaggio che passa è che chi comanda in Europa è la Germania. Tutti invece abbiamo una responsabilità: scoprire le ragioni d’essere più profonde della nostra Unione e riuscire a spiegare ai cittadini i vantaggi che ne derivano. Questo è il punto più importante per riuscire a trasformare il Vecchio Continente e a metterlo nelle condizioni di superare questa crisi politica ed economica.

 

Si potrà giungere davvero a un'Europa anche dei popoli, dopo quella monetaria e di bilancio?

Sì. Gli strumenti perché ciò avvenga sono la creazione di uno spazio politico e un’identificazione più chiara con le ragioni d’essere dell’Europa. Oggi l’Ue non può giustificarsi soltanto sulla base dell’integrazione tra i mercati o della prevenzione della guerra. Sono tutti valori molto importanti ma che non bastano. C’è bisogno di un’Europa che sulla base della costruzione di questo spazio politico comune reinventi un contratto sociale a livello comunitario e permetta ai cittadini di riscoprire la ragione d’essere dell’Ue in un contesto globale. Deve essere quasi una riscoperta esistenziale del senso dell’uomo di oggi in un mondo globale.

 

Il tema del Meeting di quest'anno è "Emergenza uomo". Lei pensa che una delle ragioni della crisi sia anche il senso di smarrimento che popoli e individui stanno sperimentando in questo mondo multipolare, globalizzato ma anche vittima di un relativismo che annichilisce?


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