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DIARIO DAL CAIRO/ Vi racconto come siamo arrivati all’arresto di Morsi

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Durante il periodo di transizione sono scoppiati degli scontri sanguinosi tra alcuni movimenti rivoluzionari e l'esercito; i ribelli accusavano il Consiglio di voler allungare il periodo di transizione, muovendosi al di fuori del consenso della rivoluzione, perciò sono scesi in piazza per  mettere fine allo stato militare, mentre i fratelli musulmani e le correnti islamiste rifiutavano la partecipazione a queste proteste, annunciando che la decisione scaturiva dalla preoccupazione di non trascinare il popolo verso nuovi scontri sanguinosi.

In questo periodo la fratellanza ha perso una gran parte del suo consenso popolare: i deputati dei partiti islamisti hanno dimostrato la loro incompetenza politica. Anche l’assemblea costituzionale non era ben formata, dominata dagli islamisti e da altre forze politiche, tra cui l’istituzione islamica dell’Azhar, mentre  le tre chiese si sono ritirati per l’impossibilità di arrivare ad un accordo comune.

Questa perdita era visibile nel primo giro delle elezioni presidenziali, quando Morsi ha ottenuto quasi il 25% dei voti. Prima del ballottaggio la Camera Bassa è stata sciolta dalla Corte Costituzionale, e il motivo dello scioglimento derivava dalla legge elettorale vigente, che sarebbe stata contraria alla Costituzione. Nel ballottaggio i rivoluzionari si sono trovati tra due blocchi,  tra l'ex primo ministro Ahmed Shafiq, che faceva parte del regime Mubarak, e Mohamed Morsi, il candidato dei Fratelli Musulmani (appoggiato da tutte le correnti islamiste). Morsi da parte sua ha fatto tante promesse tra cui la riformazione costituzionale.

Alcuni giovani rivoluzionari hanno deciso di boicottare le elezioni, mentre la maggior parte dei movimenti  e partiti rivoluzionari (socialisti, liberali e laico) hanno deciso di votare per Morsi, per la sua credibilità rivoluzionaria rispetto all'altro candidato, rappresentante del vecchio regime. E così Morsi è riuscito a raggiungere con difficoltà il 51,2% per essere il primo presidente egiziano democraticamente eletto.

Novembre 2012, Morsi ha adottato una dichiarazione costituzionale con tratti fortemente autoritari fino all'approvazione della nuova Costituzione, in cui riservava per se stesso la legittimità rivoluzionaria e si è autorizzato a prendere qualsiasi misura egli ritenesse necessaria per salvaguardare la rivoluzione, decretando che nessuna istituzione (compresa la corte costituzionale) può cancellare i decreti che lui stesso ha promulgato dall'inizio della sua presidenza ed ha stabilito che nessuna autorità potrebbe  sciogliere la Camera alta o l'Assemblea Costituente.


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