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SIRIA/ L'ex agente Cia: le bugie sulle armi chimiche servono a preparare l’intervento Usa

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Si muovono le portaerei Usa (Infophoto)  Si muovono le portaerei Usa (Infophoto)

I ribelli hanno catturato diverse basi militari e potrebbero essere riusciti a impadronirsi anche delle armi chimiche al loro interno. Ma comunque non è molto difficile produrre questo tipo di arsenali. Basta disporre di determinate sostanze chimiche e mescolarle per ricavarne le armi. Nel 1995 un gruppo terroristico giapponese chiamato Aum Shinrikyo preparò un concentrato di Sarin e lo utilizzò per attaccare la metropolitana di Tokyo. Non è quindi improbabile che gli stessi ribelli siriani abbiano prodotto autonomamente delle armi chimiche per poi utilizzarle contro i civili.

 

Quindi lei esclude l’ipotesi che le armi chimiche provenissero da altri Paesi?

Le armi chimiche potrebbero venire da qualunque parte del mondo. La Siria ha diverse frontiere aperte, e le sostanze utilizzate potrebbero arrivare dalla Giordania, dall’Iraq o dalla Turchia.

 

Chi c’è invece dietro l’attacco di ieri contro il team dell’Onu in Siria?

Anche in questo caso il governo siriano non avrebbe avuto alcun motivo per utilizzare i cecchini contro gli ispettori Onu. Damasco ha chiesto esplicitamente che le Nazioni Unite si recassero in Siria per controllare quanto stava avvenendo, in modo da chiarire una volta per tutte la questione delle armi chimiche. Il mio sospetto è quindi che a sparare siano stati i ribelli per mettere Assad in cattiva luce.

 

Perché allora gli Stati Uniti sono così certi del fatto che a usare le armi chimiche sia stato Assad?

Gli Stati Uniti accettano questa versione dei fatti perché fa loro comodo, in quanto consente loro di aumentare la pressione nei confronti di Assad. A prescindere dalla soluzione che sarà adottata da parte di Washington, Obama ha bisogno di tenere aperte tutte le opzioni.

 

Alla fine secondo lei che cosa farà il presidente Usa?

In questo momento è difficile prevederlo con esattezza. Credo però che compirà una serie di attacchi contro l’Aeronautica Militare di Assad in modo da favorire i ribelli.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
27/08/2013 - Non solo.... (Sierra Jonathan)

La ipotesi proposta dall'intervista e' plausibile non solo dal punto di vista tattico (come spiegato nell'intervista). E' avvalorabile anche capendo l'ideologia islamica estremista che caratterizza le milizie ribelli (e il reletivo valore che da alla vita umana). Nell'ottica islamica estremista, la morte in questo conflitto rientra in una forma di martirio auspicabile e da incoraggiare. Plausibile quindi l'adozione di una tattica semi-suicida (l'uso delle armi chimiche contro la popolazione che in teoria i militanti sosterrebbero) per un fine "piu' alto", la vittoria islamica. Chi, come lo scrivente, ha toccato con mano le conseguenze degli attentati perpretati dai "suicidi-omicidi" islamici lo sa bene (e' un grave errore storico usare il termine "kamikaze", adottato da molta stampa italiana; i kamikaze non attaccavano civili come i suicidi-omicidi islamici). Consentitemi una nota personale. Sono un ebreo italiano che vive da 34 anni in Israele: mai mi sarei aspettato di scrivere un giorno un post come questo, ovvero contenente una indiretta difesa del crudele dittatore siriano Assad, eppure... ecco mi trovo a scriverlo. La ricerca logica della verita' (e il buon senso) prescindono da posizioni a priori. Mi sembra la stessa logica che in qs caso porta Il Sussidiario a dar voce ad una tesi cosi' diversa dal superficiale coro comune dei media italiani (v. anche l'intervista al Gen. Jean, precedentemente da voi pubblicata). Complimenti.