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SIRIA/ Il doppio gioco di Putin per spingere gli Usa in una guerra infinita

Pubblicazione:mercoledì 28 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 28 agosto 2013, 10.13

Barack Obama con Vladimir Putin (Infophoto) Barack Obama con Vladimir Putin (Infophoto)

Obama è alla ricerca di una credibilità internazionale che sostanzialmente ha perso. Intervenire in Siria è un modo per mostrare che gli Stati Uniti ci sono ancora. Il motore scatenante della vicenda siriana sono i crimini contro l’umanità di Assad, e in particolare l’uccisione dei bambini e le armi di distruzione di massa. Si tratta di motivazioni che coincidono quasi completamente con quelle che giustificarono l’attacco all’Iraq di George W. Bush.

 

Quali sono le differenze tra Saddam Hussein e Assad?

Non ci sono differenze sostanziali. Quindi per coerenza coloro che a suo tempo osteggiarono l’attacco all’Iraq, soprattutto l’ala liberal dei democratici americani, ora dovrebbero opporsi a quello contro la Siria. Non credo che ciò avverrà, e il motivo è che non c’è coerenza nella linea dei democratici. Se l’attacco alla Siria ha delle motivazioni umanitarie, lo stesso si sarebbe dovuto dire per quello contro Saddam.

 

Le armi di distruzione di massa di Saddam non furono mai trovate. Avverrà lo stesso con quelle di Assad?

Su questo punto non ho delle prove “scientifiche”, ma un forte e fondato sospetto. L’idea che Saddam fosse in possesso di armi di distruzione di massa sarebbe stata suggerita dai servizi segreti russi. E’ strano che gli Stati Uniti abbiano commesso un errore materiale così grave come quello di denunciare l’esistenza di armi di distruzione che poi non furono trovate. Forse si trattò di una trappola di tipo spionistico.

 

E perché a fare scattare la trappola sarebbero stati proprio i servizi segreti russi e non qualcun altro?

Questa è un’ipotesi rispetto a cui ho soltanto degli indizi indiretti. I servizi segreti russi succeduti al Kgb hanno continuato, pur con nuovi metodi, l’opera di destabilizzazione del campo occidentale attraverso le tecniche di “disinformatia”, o disinformazione. Non è una cosa che ci deve sorprendere, il compito dei servizi segreti spesso è anche questo. Nel caso dell’Iraq, i russi avrebbero spinto gli americani a credere nell’esistenza di armi di distruzione di massa per preparare loro una trappola nella quale gli Usa sarebbero poi effettivamente caduti. Poi si scoprì che le armi di distruzione di massa non esistevano, e in questo modo la politica di Bush subì un pesante danno d’immagine.

 

Che cosa ha a che vedere questa vecchia storia con quanto sta avvenendo in Siria?

Al tempo di Saddam la Russia non appoggiò certo l’invasione americana, così come oggi si oppone a un intervento dell’Onu in Siria. Se oggi sul fronte siriano si dovesse ripetere la “trappola” russa, ancora una volta gli Stati Uniti sarebbero spinti indirettamente ad agire infilandosi in un ginepraio pericoloso. Dove tra l’altro non esistono certezze riguardo all’identità precisa sia delle armi chimiche, sia delle forze sul campo.

 

(Pietro Vernizzi)



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