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SIRIA/ Il doppio gioco di Putin per spingere gli Usa in una guerra infinita

Pubblicazione:mercoledì 28 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 28 agosto 2013, 10.13

Barack Obama con Vladimir Putin (Infophoto) Barack Obama con Vladimir Putin (Infophoto)

Una strategia di Putin per cacciare Obama nel “ginepraio” di una guerra in Siria, dalla quale gli Stati Uniti riceverebbero un danno d’immagine irrimediabile. A esserne convinto è Dario Fertilio, firma del Corriere della Sera, esperto di tecniche di disinformazione nonché fondatore dei Comitati per le Libertà insieme all’attivista russo Vladimir Bukovskij. Ieri il segretario americano alla Difesa, Chuck Hagel, ha dichiarato che le forze armate americane sarebbero pronte a lanciare un attacco armato contro la Siria non appena arriverà l’ordine di Obama. Dopo l’utilizzo di armi chimiche contro i civili, ha aggiunto Hagel parlando alla BBC, “abbiamo spostato i nostri asset vicino al teatro delle operazioni per essere in grado di mettere in atto qualsiasi forma di intervento sarà scelta dal presidente”. Intanto la tv Nbc ha diffuso notizie secondo cui “da giovedì inizieranno tre giorni di attacco alla Siria”. La Casa Bianca ha confermato quanto diffuso da diverse agenzie di stampa, secondo cui entro una settimana i servizi segreti americani renderanno note le prove sull’utilizzo di gas chimici da parte di Assad. Una situazione che ricorda da vicino quanto avvenne nel 2003 in Iraq. Per Fertilio, ci sarebbero fondati motivi per credere che all’epoca furono i servizi segreti russi a fornire a George W. Bush le prove, poi rivelatesi fasulle, sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Ora Mosca, pur schierandosi apertamente contro un intervento dell’Onu in Siria, starebbe giocando la stessa partita per destabilizzare il suo eterno rivale, gli Stati Uniti.

 

Fertilio, che cosa ne pensa delle dichiarazioni del segretario Chuck Hagel?

La mia impressione è che l’intenzione di intervenire realmente ci sia. Una certa enfasi da parte dei media nel dare la notizia può essere giustificata. Obama sarà spinto dalle circostanze a rompere gli indugi, intraprendendo una serie di scelte forzate probabilmente dovuta a un errore tattico.

 

In che cosa è consistito questo errore tattico?

Nel fatto di avere indicato la famosa linea rossa da non superare, l’utilizzo cioè delle armi chimiche da parte di Assad. Quando si fa questo, fatalmente ci si trova costretti per non smentirsi ad agire quando la linea rossa è superata. Anche questo aspetto mi sembra un errore tattico, il fatto di essersi in qualche modo legato le mani auto-consegnandosi all’azione militare. Nell’insieme la politica estera di Obama dimostra ancora una volta di essere molto fragile e altalenante. Ciò non vuol dire che in questa circostanza la sua azione militare possa anche avere un esito favorevole.

 

Obama minaccia Assad per motivi umanitari o per difendere gli interessi americani?

Obama ha la necessità di dare sostanza a una politica estera che fino a questo momento si è dimostrata molto debole. Durante il suo primo mandato, sotto il segretario di Stato Hillary Clinton, i risultati del presidente Usa sono stati quasi disastrosi, fino all’epilogo dell’uccisione del console americano a Bengasi. Il secondo quadriennio nell’area mediorientale è iniziato con un’apertura di credito al nuovo presidente iraniano Hassan Rouhani, che sembrava essere un democratico e si è dimostrato invece il continuatore della linea tradizionalmente totalitaria del regime di Tehran.

 

E quindi? 


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