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TERRORISMO/ Olimpio: vi spiego perché gli Usa sono "costretti" a chiudere le ambasciate

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Già altre volte le ambasciate sono state chiuse. L’elemento eccezionale, questa volta, consiste nell’altissimo numero di chiusure. Territorialmente, le sedi diplomatiche ritenute in pericolo abbracciano praticamente mezzo mondo. Il che, induce ad una certa perplessità. Insomma, non esiste, ad oggi, una rete terroristica globale che si estenda su una porzione di Terra così estesa, come non esiste un coordinamento globale. Esistono, invece, moltissime cellule autonome.

Crede che l’allarme sia sopravvalutato?

Beh, diciamo che un anno fa vi fu l’assalto al Cairo, e ve ne furono altri a Tunisi e Bengasi. Quest’ultimo, in particolare, fu sottovalutato, e l’ambasciatore statunitense Chris Stevens perse la vita. L’Amministrazione Usa fu messa sotto accusa e, da allora, si può dire che abbia deciso di mettere le mani avanti.

Molti dei Paesi in cui le ambasciate sono state chiuse sono relativamente vicini all’Italia. Il nostro Paese corre dei rischi?

Il rischio, per l’Italia, è uguale a quello degli altri giorni. Le tensioni del Nord Africa ci coinvolgono non tanto per gli allerta specifici dell’ultima ora, quanto per i legami geografici e storici con quei Paesi. Non cambia, quindi, granché. Certo, nessuno può sapere cosa può succedere, e certe preoccupazioni sono innescate per distogliere l’attenzione dai reali obiettivi. Tuttavia, mi limiterei a considerare che occorre cautela senza allarmismi.  

 

(Paolo Nessi)



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