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AL QAEDA/ Swift (Georgetown University) saranno 30 giorni di paura

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Foto Inphofoto  Foto Inphofoto

Nella Penisola arabica è trascorso più di un anno da quando Al Qaeda ha organizzato una grande operazione terroristica. L’evento di più vasta portata è stato l’attacco-bomba contro una parata militare nella capitale dello Yemen, Sana’a, che ha ucciso oltre cento giovani soldati. Da allora l’Esercito yemenita è riuscito a scacciare Al Qaeda dalle sue roccaforti nelle province di Abyan e Shabwah, disperdendo i guerriglieri nelle montagne e nel deserto. Ora al Qaeda punta a ottenere una rivincita.

 

Che cosa punta invece a ottenere al Qaeda a livello internazionale?

Tra i motivi per cui esistono dei rischi credibili e specifici di un attentato terroristico nello Yemen c’è il fatto che il leader di Al Qaeda, Ayman Al Zawahiri, desidera dimostrare che sta ancora giocando un ruolo globale. Anche per questa ragione punta a colpire degli obiettivi occidentali nella capitale Sana’a. Ma c’è anche un’ulteriore motivazione, e cioè che il presidente yemenita, Abd Rabbuh Mansur Hadi, lo scorso primo agosto si è recato a Washington per incontrarsi con Barack Obama. Le relazioni tra Usa e Yemen di recente hanno assunto una rilevanza che non avevano in precedenza.

 

Qualora decidesse di passare alla fase operativa Al Qaeda sceglierà una data-simbolo?

E’ molto probabile. Occorre tenere conto del fatto che ci troviamo nel mese sacro del Ramadan e che ci avviciniamo al primo anniversario dell’attentato contro l’ambasciata Usa di Bengasi, nonché al 25esimo anniversario dell’attacco di Al Qaeda contro le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania. L’insieme di questi elementi permette di comprendere perché l’organizzazione terroristica potrebbe vedere questo mese come un momento privilegiato per colpire.

 

Secondo alcuni quotidiani italiani, Londra si starebbe trasformando nella capitale finanziaria del terrorismo globale. E’ davvero così?

Da questo punto di vista Londra non lo è di più di Parigi, Berlino, Istanbul o Mosca. La capitale britannica ha una tradizione, sia sociale sia legale, che la rende particolarmente tollerante anche nei confronti delle posizioni più polemiche o provocatorie. Per le persone con le idee più radicali è quindi più facile fondare delle organizzazioni a Londra, e quindi il fermento ideologico della City è più forte che altrove.

 

Perché quindi afferma che Londra non sosterrebbe i terroristi più di Parigi e Berlino?

Perché occorre attuare una sottile distinzione tra quanto le persone dicono e quanto fanno. Se guardiamo a chi realmente sta ingrossando le file dei jihadisti in Siria, anche le altre capitali europee non sono da meno. Il reclutamento e il finanziamento della guerra santa e la copertura offerta da parte delle comunità immigrate nei confronti di piccoli gruppi estremisti vede in prima linea non solo Londra ma anche numerose altre città del Vecchio Continente.

 

(Pietro Vernizzi)



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